Russ is gone

July 13, 2019

 

© Welcome to Loud City

 


Schiacciate, triple doppie, una personalità davvero forte e polarizzante. Un nativo dell`Oklahoma racconta la sua prospettiva sugli undici anni passati da Russell Westbrook ai Thunder.

 

 

È successo davvero

 

Non so come iniziare questo articolo. Davvero.

 

Russell Westbrook non gioca più per gli Oklahoma City Thunder, è stato spedito agli Houston Rockets in cambio di Chris Paul, due prime scelte (2024 e 2026) e due pick swap (2021 e 2025); quando ho sentito la notizia mi sono sentito male, non ci potevo credere. Westbrook è il mio atleta preferito di tutti i tempi ed è considerato un dio in Oklahoma, sono dunque costretto a preavvisarvi: se cercate un articolo oggettivo, non è qui che lo troverete. Mi rendo conto non sia corretto, ma è cosi. Cercherò di evitare i melodrammi ma non posso fare promesse, sono cresciuto a Fort Gibson, in Oklahoma, e sono un fan dei Thunder; ho una maglietta con il logo della NASA, solo che al posto della scritta NASA c'è scritto RUSS... giusto per rendere l’idea, non posso essere oggettivo.

 

Ovviamente non sono qui per convincervi che Russ sia il migliore giocatore di sempre, non è nelle mie intenzioni; quello che voglio fare è semplicemente raccontare quelli che per me sono stati tutti questi anni di OKC con Westbrook in squadra. Quelli che seguono sono principalmente dei ricordi, non in un ordine particolare, in realtà: è una sorta di flusso di coscienza della gioia che mi portava vedere giocare Westbrook.

 

 

La schiacciata contro Sacramento

 

 

Siamo nel 2012, Marcus Thornton supera Kevin Durant tranquillamente, vola in contropiede e sente già di aver segnato; arriva però l’aiuto di Ibaka, così Thornton è costretto a scaricare in malo modo la palla al compagno di squadra Jason Thompson. La difesa di Serge è così efficace che da un contropiede scaturisce una palla persa. Durant afferra la palla vagante e vola verso il canestro avversario, ci sono due giocatori dei Kings ad attenderlo ma sono schierati male. L’attenzione della difesa è tutta verso Durant e il compagno di squadra Ibaka, che dopo aver provocato la palla persa dei Kings, è già dall’altra parte del campo; che ricordi.. da giovane Serge era davvero uno stallone: niente, nessuno era in grado di fermarlo.

 

Ecco che dal nulla spunta Westbrook, un uomo con una missione, un obiettivo finale: il canestro. Basta guardare il modo in cui corre per capire le sue intenzioni. E Durant le capì, lasciando andare un cioccolatino dal gomito destro, un alley-oop perfetto per il decollo di RW. Il cielo sull'Oklahoma si apre lentamente, si colora di arancio, viola, azzurro e rosa; tutti gli occhi sono puntati su di lui, e nel palazzetto c'è un silenzio spaventoso, la quiete prima della tempesta. Gli occhi di Russell si spalancano, sembra quasi che possa vedere il futuro. Raccoglie il pallone, ed ecco la tempesta: un vero e proprio Thunder che scatena il boato dell’arena, seguito da un urlo liberatorio del ragazzo di Long Beach.

 

Non mi scorderò mai di quel momento.

 

 

Il primo round dei Playoffs 2010


Playoff 2010, i Lakers di Lamar Odom, Pau Gasol, Kobe Bryant, Andrew Bynum, Derek Fisher, Shannon Brown e Metta World Peace (prima del cambio di nome) si sono classificati primi in Regular Season ad Ovest e devono affrontare gli Oklahoma City Thunder di Westbrook, Durant, Harden, Ibaka, Jeff Green e... Nenad Krstić. I Lakers sono i detentori del titolo, mentre i Thunder in teoria dovevano essere felici solamente di essere arrivati ai Playoffs per la prima volta, ed in anticipo sui programmi della società.

 

Gara 4. Riguardarla mi rattrista, mi fa sentire come se qualcuno mi avesse stordito con un taser. I Thunder erano una squadra giovane ed energica, hanno perso Gara 1 e 2 a Los Angeles ma sono riusciti a portare a casa una vittoria in casa. Nulla che potesse preoccupare i detentori del titolo comunque, ecco pero’ che arriva G4 ed OKC sovrasta i Lakers, arrivando anche in vantaggio di 29 punti ad un certo punto della partita. La telecamera più volte inquadra Phil Jackson incredulo.

 

Mancano poco più di sette minuti e trenta secondi alla fine del primo quarto, quando Durant prende un rimbalzo e mette la palla a terra, supera Ron Artest e fa una schiacciata tomahawk in testa a Pau Gasol; la Chesapeake Energy Arena (Ford Center all'epoca) esplode in un boato: “What the fuck?”. Cinque minuti e 53 secondi alla fine del secondo quarto, Harden segna una tripla in faccia a Kobe, con fallo. Ecco: Westbrook, Harden, Durant. Riesco a pensare solo ad una cosa: non voglio vivere in un mondo dove questi tre non giocano insieme.

 

 

La partita finisce, 110-89, e Westbrook conclude con 18, 8 e 6 (con soli 11 tiri dal campo). Sicuramente era un RW con poca esperienza e le scelte di tiro non erano le migliori, ma era già in grado di fare qualsiasi cosa su un campo da basket.

 

Gara 6, i Lakers sono in vantaggio 3-2 nella serie. All'epoca ero all'ultimo anno di college e stavo guardando la partita con alcuni amici, i Thunder esistevano da soli due anni e nessuno ancora credeva che potesse esistere una squadra di basket in NBA in Oklahoma. Il primo anno avevano concluso la stagione 23-59, cambiando allenatore in corso dopo l'esonero di Carlesimo in seguito alla partenza 1-13 in Reguar Season.

 

Tornando a noi. Gara 6, siamo in una casa a Peggs, Oklahoma, popolazione della cittadina: 813 abitanti, uno stagno, la campagna e tanti cani abbandonati. Ricordo di aver bevuto parecchi Mountain Dew e Jameson e di aver urlato così forte che mi faceva male la testa. Ero in piedi a torso nudo in soggiorno a urlare contro Gasol, dandogli del "soft" - e ripensandoci, penso che lui si sia voluto vendicare con me per questo quando ha scelto i Bulls al posto dei Thunder. "Perche’ non ci sono cinema ad Oklahoma City” - beh, mio caro, ce ne sono eccome.

 

Prima c'era stata Gara 3, in cui Westbrook ha superato Fisher e ha schiacciato in testa a Lamar Odom. La folla di Oklahoma City ha dato di matto. Era una schiacciata piena di rabbia. Quando Westbrook era giovane, a volte si aveva la sensazione che potesse superare la forza di gravità: aveva questa energia infinita, sostenuta da una sfacciataggine tale...

 

 

Si buttava su ogni pallone, si lanciava sulle ginocchia, si è rotto una mano. E gli allenatori di tutte le squadre delle scuole medie e dei licei dell'Oklahoma si mettevano le mani nei capelli per le terribili scelte di tiro che il ragazzo prendeva: un pessimo esempio per i ragazzi che lo guardavano giocare.

 

Westbrook è così, genio e follia. Mr. Why Not, non per niente.

 

 

Finals 2012, Gara 4

 

Ci sono momenti in cui l'energia di Westbrook potrebbe sembrare fuori luogo, per esempio in Gara 4 contro gli Utah Jazz al primo turno dei Playoff 2018. Ricky Rubio veniva da una serata da 26, 11 e 10 e nella conferenza stampa post partita, Westbrook aveva garantito che avrebbe “fermato quel giocatore da quattro soldi"; in G4 la difesa eccessivamente aggressiva di Westbrook lo ha portato ad avere 4 falli nel primo tempo, tirando anche molto male dal campo.

 

Altre volte però l'energia di Westbrook è stata fondamentale. Un esempio è Gara 4 delle Finali NBA 2012 contro i Miami Heat. Trascorso un anno dalla sconfitta contro Dirk e i suoi Mavs, la fame di vittoria di LeBron e compagno è davvero tanta. OKC ha vinto Gara 1 ed ha perso di poco G2 e G3. Il quarto atto potrebbe segnare la svolta definitiva della serie, ma Westbrook non ci sta e manda a referto 43 punti, 7 rimbalzi e 5 assist, con 20/32 al tiro. Quella sera funzionava tutto quanto, Russ segnava da qualunque posizione. Se rifiutava un tiro, attaccava il ferro e la palla finiva sempre e comunque per entrare nel canestro. Era davvero implacabile. Van Gundy ha definito la partita di Russell “una prestazione individuale incredibile". 

 

Aveva fatto tutto bene. Poi... 

 

No, non riesco ancora a capacitarmene.

 

 

 

Paura di volare?

 

Westbrook ha perso parte della sua esplosività man mano che gli anni e gli interventi al ginocchio sono aumentati, ma vale la pena tornare indietro e vedere quanto era assurdo all'apice della sua carriera, quando il suo livello di abilità ha iniziato a raggiungere il suo atletismo.

 

 

Ci sono buone probabilità che il ragazzo credesse di poter volare, e probabilmente ci crede ancora - peraltro, in tutta onestà, non sono sicuro di poter dissentire. Ci sono talmente tante tipologie di schiacciata che il ragazzo ha eseguito nella sua carriera, che ho addirittura una categoria preferita! Quando arriva dal lato destro del campo, punta i piedi e spicca il volom posterizzando l'avversario. Io impazzisco.

 

La lista delle sue vittime e’ davvero lunga, per citarne solo alcuni: Shane Battier, Kawhi Leonard, Omer Asik, Thon Maker...

 

 

I numeri non mentono

 

Le triple doppie messe a segno da Russell Westbrook hanno preso il sopravvento su gran parte delle discussioni quando si parla del ragazzo. Ma se vogliamo parlare di numeri, questo è quello che Russ ha collezionato negli ultimi undici anni nell'Oklahoma:

 

MVP (2016/17)

1st Team All-NBA: 2 (2015/16, 2016/17)

2nd Team All-NBA: 5 (2010/11, 2011/12, 2012/13, 2014/15, 2017/18)

3rd Team All-NBA: 1 (2018/19)

Top-scorer della Lega: 2 (2014/15, 2016/17)

Top-assistman della Lega: 2 (2017/18, 2018/19)

All-Star: 8

All Star Game MVP: 2 (2015, 2016)

 

 

La fine di un'epoca

 

Se osservi la NBA con una certa regolarità, ti sarai sicuramente fatto un'idea su Russell Westbrook, il ragazzo in grado come nessuno di generare sentimenti contrastanti in chiunque lo osservi.

 

Potrei parlare tutta la notte di Russell, dell'ultima partita a Denver alla fine della stagione regolare del 2017, quando ha stabilito il record di triple doppie in una stagione (42) ed ha segnato una bomba da casa sua per regalare la vittoria ai Thunder: è stato così assurdo che persino i fan dei Nuggets non sapevano come reagire.

 

Potrei parlare dei tiri liberi che hanno permesso la vittoria in Gara 5 delle semifinali di Conference del 2014 contro i Clippers. Li ricordate? Durant aveva paura di guardare, si è seduto guardando dall’altra parte.

 

Oppure potrei parlare di QUEL canestro e fallo...

 

 

Ci sono così tante cose di cui potrei parlare... Prestazioni memorabili, commenti ai giornalisti, triple doppie e vestiti stravaganti. Lascia la città il giocatore più amato nella storia dei Thunder e un'icona dell'Oklahoma. Ci vorrà molto tempo prima che qualcuno possa raggiungere il livello di amore che Russell Westbrook ha ottenuto in questo Stato. Russ ha sempre dato tutto ciò che che aveva in campo ed ha fatto anche delle sue imperfezioni nel gioco e delle sue scelte sbagliate quello che più i fan di OKC amavano. È una cosa unica e al tempo stesso una contraddizione.

 

Russ si è meritato tutto quello che è riuscito a conquistare e sono contento che sia riuscito a farlo in Oklahoma.

Strano, umano, vulnerabile. Era nostro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© The Ringer (via Welcome to Loud City)

 

Questo articolo, scritto da Tyler Parker per The Ringer e tradotto in italiano da Guido Valentini per Around the Game, è stato pubblicato su Welcome to Loud City in data 12 luglio 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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