La sfida dei Raptors: da inesperti a consapevoli

June 4, 2019

 

© Raptors Republic

 

 

 

 

Da ragazzino, a circa 10 o 11 anni, mio padre mi fece scoprire il biliardo e mi innamorai subito di quel gioco. Feci di tutto per farmene comprare uno. Mio padre mi fece da maestro, ma, dopo pomeriggi adolescenziali spesi nello scantinato ad affinare la tecnica ascoltando i System of a Down e i Counting Crows, divenni in breve tempo meglio di lui. Tuttavia, non riuscivo ancora batterlo.

 

Era strano. Trovavo masochisticamente ogni volta il modo di perdere, ogni volta in modo più creativo. Sapevo di esser migliore. Lo dimostravo puntualmente quando il venerdì sera mi portava a dei tornei di biliardo in qualche losco pool bar in città: finivo sempre avanti a lui. Mi ci è voluta una lunga lezione per risolvere il dilemma. Iniziammo una sfida al meglio delle 100 partite, e lo distrussi. Durante questo scontro, durato almeno un paio di mesi, devo averlo staccato di almeno 30 vittorie. E da quel momento qualcosa scattò. Non esagero se dico che da lì in poi raramente ho perso contro mio padre. Era più anziano ed esperto, ma quando mi resi conto che potevo batterlo, non mi fermai più.

 

I Toronto Raptors hanno perso 109-104 in Gara 2. Ma per 42 dei 48 minuti giocati, hanno giocato meglio dei loro avversari.

 

La loro difesa, celebrata in lungo e in largo nei giorni post-G1 da qualsiasi appassionato di NBA, è incredibile. L’abilità che i ragazzi di Nurse stanno dimostrando nel non lasciare il minimo spazio ai tiratori dei Warriors - Curry in primis - con rotazioni sempre perfette al millesimo, è qualcosa che la Warriors Dynasty non ha mai dovuto affrontare finora. In frazioni di secondo i difensori di Toronto prendono la decisione giusta.

 

Per due quarti Golden State è sembrata incapace di andare a punti contro il baluardo difensivo eretto dai canadesi. Se i campioni in carica non fossero riusciti a segnare triple contestate o a trovare punti dalla linea della carità - nel solo primo tempo sono andati 19 volte in lunetta! -  sarebbero stati completamente disorientati. Nessuno dei loro giocatori riusciva a segnare quando si avvicinavano al ferro in palleggio. Di fronte alla robustezza difensiva dei rivali, i Warriors sono sembrati quanto mai impotenti. Ed è qualcosa a cui non siamo affatto abituati.

 

Dall’altro lato del campo, l’attacco dei Raptors non è stato certamente impeccabile, ma efficace quanto basta. Dall’arco si è segnato a sufficienza, al ferro e dalla lunetta le percentuali sono state ottime. Quando GSW ha provato ad abbassare il quintetto, Toronto li ha puniti con facili punti dal post basso. La banda di Kerr sembrava inerme. Tuttavia, lo score segnava solo 5 punti di differenza all’intervallo.

 

“La sensazione era che dovessimo stare sotto di ben più di 5 punti”, ha commentato Steve Kerr.

 

“Meritavamo di trovarci a inseguire con un distacco ben più ampio”, gli ha fatto eco Draymond Green.

 

È stata una mancanza di concentrazione a condannare i Raptors, a non permettere loro di costruire un margine più ampio per sopravvivere al ritorno dei giallo-blu. Toronto ha commesso qualche piccolo errore nei primi due quarti, ultimo dei quali lasciare libero Curry per i due tiri più facili della serata in chiusura di primo tempo.

 

La rincorsa di Golden State è continuata nel terzo quarto, in cui i Raptors hanno pensato bene di farsi del male da soli. Zero impatto offensivo, troppe triple sparate a salve. Dopo un timeout di Nick Nurse per cercare di far tornare in carreggiata la squadra, sono arrivate quattro palle perse consecutive. Quando la tempesta è passata, Toronto si è ritrovata senza segnare per cinque minuti, subendo un parziale di 20-0 (che rappresenta un record nella storia delle NBA Finals).

 

“Sicuramente la mancata produzione offensiva ci ha destabilizzato anche nell’altra metà campo”, ha affermato un amareggiato Nurse nel post-partita. “Quindi, sì, devo rivedere quegli istanti. Non sarà affatto piacevole, ma li guarderò con attenzione”.

 

Più tardi, quando hanno ripreso a segnare, i canadesi hanno questa volta lasciato troppi lob e tagli al ferro non contestati agli avversari. Dopo non aver concesso nulla in questa situazione di gioco durante Game 1, all’improvviso è stato concesso al quel ragazzino tutto atletismo di nome Andrew Bogut di segnare tre lob nel secondo appuntamento della serie.

 

Leonard e compagni sono ritornati in loro, più o meno a metà del terzo quarto, quando la loro difesa ha ripreso a girare. Una zona box-and-one con Van Vleet su Curry ha tenuto i campioni in carica a secco per la maggior parte degli ultimi 12 giri d’orologio. I Raptors, con le unghie e con i denti, sono riusciti quasi a ritornare in parità, guidati da un Kawhi che in quel momento si era caricato sulle spalle la squadra, non guardando in faccia nessuno e schiacciando chiunque gli si parasse davanti. Malgrado i problemi fisici che lo stanno limitando in modo piuttosto evidente nei movimenti.

 

La tripla di Andre Iguodala, però, ha spento qualsiasi sogno di vittoria.

 

“Avevo ottime sensazioni in quel momento, perché eravamo riusciti a bloccare l’attacco dei Warriors, e allo stesso momento siamo riusciti a trovare qualche buon canestro dall’altra parte”, così Coach Nick nel dopo partita.

 

Col senno di poi, si è trattato del classico “troppo poco, troppo tardi”. Golden State aveva sferrato il suo colpo da KO tecnico, il montante sotto al mento, ben prima, all’inizio del terzo quarto. Che sia stata causa dell’inesperienza, di mancata convinzione o semplicemente di un brutto gioco, Toronto ha dovuto alla fine gettare la spugna. Il colpo vincente dei Warriors ha richiesto giusto qualche minuto di gioco nel terzo quarto. Come Andy Ruiz Jr, i ragazzi di Kerr sono sempre a un pugno ben assestato dal finire l’avversario.

 

Toronto ha un chiaro percorso da seguire per arrivare all’anello, fatto di pazienza, disciplina e attenzione. Tutte qualità che ha dimostrato per gran parte di questa post season.

 

Kawhi Leonard, il leader indiscusso della franchigia, è nella Lega il principale discepolo della filosofia di Mr. Miyagi. E la squadra intera ha ormai fatto sua la mentalità dell'ex Spurs. Dopo aver perso le prime due gare della precedente serie contro Milwaukee, hanno chiuso la serie in sei partite. Se questa non è solidità mentale... Tuttavia, Toronto è riuscita a perdere tutta questa compostezza una volta avanti in doppia cifra, in Gara 2. Perdendo il fattore campo (e l'inerzia della serie).

 

Steve Kerr ha perso Kevon Looney e Klay Thompson per infortunio durante la partita di domenica notte. Andre Iguodala è sembrato uscire contuso da un blocco di Gasol nel secondo quarto. Steph Curry palesemente non era al 100%, come poi confermato da Kerr a fine partita. Ai Warriors, però, non è neanche servito giocare ai livelli di eccellenza a cui ci ha abituato, per portare la serie in pareggio: hanno vinto la partita, più che per meriti propri, per demeriti degli avversari. Le 27 triple sbagliate sono un chiaro segno di come i campioni della Eastern Conference abbiano buttato via una partita non impossibile da vincere, anzi.

 

Ma c’è sempre un lato positivo, anche in questo genere di sconfitte: i Raptors hanno infatti un chiaro, sostenibile, ripetibile, percorso da seguire per arrivare alla vittoria finale. Segnare, ma neanche troppo, e soprattutto lasciare che la difesa annichilisca l’avversario finché non ne rimanga solamente un gruzzolo di polvere. È quello che hanno fatto con i  Sixers, con i Bucks, e per sei quarti consecutivi in queste Finals. Possono farlo di nuovo.

 

“Sì, siamo un’ottima squadra”, ha detto Fred Van Vleet a margine della partita. “Non so cosa pensavate voi di questa serie prima del suo inizio, ma noi l’abbiamo approcciata dalla palla a due di Gara 1 come una lotta senza quartiere. E sì, penso che dopo la vittoria della prima partita, in molti fuori dal nostro spogliatoio erano più eccitati di noi. Per noi non è stata una sorpresa. Siamo comunque consapevoli dello sforzo incredibile che serve per battere Golden State”.

 

Mio padre mi ha battuto a biliardo per diversi anni, nonostante fossi più bravo di lui. Mi è toccata una serie al meglio delle 100 partite per capire come vincere, per capire come non sconfiggermi da solo. Le NBA Finals non dureranno 100 partite, ma i Toronto Raptors sono una squadra migliore di questi Warriors senza Kevin Durant (aspettando il suo rientro... il conseguente cambiamento degli scenari) e con tutta la serie di acciacchi che hanno patito nell'ultimo mese Thompson, Cousins, Iguodala e Looney.

 

Devono solo diventarne consapevoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© Raptors Republic

 

Questo articolo, scritto da Louis Zatzman per Raptors Republic e tradotto in italiano da Luca Losa per Around the Game, è stato pubblicato in data 4 giugno 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

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