Shaun Livingston sa come rialzarsi

April 22, 2018

 

© Los Angeles Times / TNS

 

 

La bruttissima caduta. Il silenzio nell'arena. La barella in campo. Il dolore e la paura. Patrick McCaw che si contorce sul parquet di un campo NBA. E' successo questo mese davanti agli occhi di Shaun Livingston, a cui tutto questo è sembrato certamente familiare, nonostante gli 11 anni trascorsi dall'incidente in cui rischiò di perdere la gamba sinistra e mettere fine alla sua carriera all'età di soli 21 anni. Livingston accompagna McCaw, 22 anni, steso sulla barella, fino all'ambulanza, mentre il suo compagno David West appoggia una mano sul suo ginocchio in segno di conforto. Shaun sa bene quanto è delicato quel momento. Anche lui all'epoca era stato trasportato fuori dal campo, nello stesso stato di fragilità e frustrazione, mentre il mondo, e con esso la partita, continuava come se nulla fosse successo.

 

"E' stato come vivere un déjà vu", ha ammesso Livingston, "appena compare la barella, il basket scompare ed i peggiori scenari possibili prendono il sopravvento: spero non rimanga paralizzato. Anche una singola giocata può mettere fine a tutto quanto".

 

In questo caso la fortuna è stata dalla parte di McCaw, che se l'è cavata con una semplice contusione al tratto lombare della colonna vertebrale, nessun danno neurologico e buone possibilità di rientrare in squadra in tempo per la marcia dei Golden State Warriors verso il secondo titolo consecutivo.

 

Considerata l'entità dei vari infortuni affrontati da Livingston in carriera, frattura della rotula e ben tre rotture dei legamenti del ginocchio, dopo 14 stagioni NBA all'attivo, anche lui si sente molto fortunato di essere parte di questo ciclo degli Warriors. Parliamo del suo quarto anno nelle file di Golden State, la più lunga permanenza in carriera con lo stesso team. E' la sua nona squadra nella Lega ed è la stessa con cui ha firmato i due contratti più ricchi della sua esperienza professionale. Livingston è passato dal quasi dire addio alla sua carriera di giocatore, dopo poche apparizioni in maglia Clippers, ad essere ora il 31esimo giocatore in attività nella Lega per stagioni dispuatate. Parliamo di uno dei soli 10 giocatori del Draft 2004 ancora in campo.

 

"Il consiglio che avrei voluto dare a me stesso da giovane è quello di essere paziente, di tener duro", ci racconta Livingston, "non avrei mai pensato che un giorno avrei detto questa cosa".

 

Livingston, che ha da poco compiuto i 33 anni, non ha mai pensato di mollare. Neanche quando ha dovuto perdere un'intera stagione e dedicarsi alla riabilitazione per ben 20 mesi. E' stato scaricato da sei squadre e scambiato da altre tre. E' anche arrivato a firmare un contratto di 10 giorni per una di D-League. Per otto anni non ha mai giocato nella stessa squadra due stagioni di fila. 

 

Shaun è stato scelto al Draft 2004 con la pick più alta tra i giocatori dell'high school. Frequenti erano i paragoni con Penny Hardaway fino al ritiro sfiorato del 2007. Ora svolge un ruolo importantissimo negli Warriors, soprattutto quest'anno, in cui la squadra ha iniziato i Playoffs senza Curry infortunato. 

 

"Shaun sa quando essere aggressivo", ha raccontato ai microfoni Steve Kerr, al termine della sua seconda miglior prestazione per punti della stagione (13 punti vs Lakers). "Abbiamo bisogno dei suoi punti quando Steph e Klay Thompson sono fuori".

 

Gli Warriors trattano Livingston con estrema cura, mantenendo il suo minutaggio in stagione sotto i 20 minuti, per essere sicuri di averlo pronto per la post season. Nessuno dimentica i suoi 18 minuti nella partita decisiva per il titolo contro Cleveland nel 2015. Nonostante Curry fosse infortunato, Kerr ha continuato a limitare il suo minutaggio in Regular Season per poter contare sul suo carisma, sulla sua calma e sulla sua lucidità nei finali di partita.

 

"E' ironico pensare al livello di aspettative che le persone avevano verso di me quando ho iniziato la mia carriera NBA"  racconta Livingston - "considerato il mio percorso, chi avrebbe potuto immaginare che avrei goduto di una carriera così lunga? Tutti si sarebbero aspettati che raggiungessi il massimo in carriera da giovane o al massimo in piena maturità. Invece nel mio caso è arrivato un po' dopo: da sei anni a questa parte mi sento come mai mi sono sentito prima".

 

Il 26 febbraio 2007, durante una partita contro i Bobcats allo Staples Center, Shaun Livingston subì un incidente a dir poco tremendo, che gli causò la rottura del ginocchio.

 

Le persone che sopravvivono ad infortuni simili non vogliono mai viverne un replay. Questo è il motivo per cui Livingston si è sempre rifiutato di vedere il suo video su Youtube, che ad oggi vanta 2,7 milioni di visualizzazioni. 

 

"L'aspetto mentale è la parte più difficile da superare, devi trovare la forza di rimetterti subito alla guida dopo un incidente in macchina".

 

McCaw era in quinta elementare quando la gamba di Livingston si spezzò sotto di lui come quella di un tavolo da buffet. Molti giocatori più giovani non sanno del suo incidente e cercano informazioni su internet. "Yooooo, are you good?" recita Shaun, in una imitazione delle loro reazioni quando lo incontrano.

 

Livingston ha giocato più di 70 partite per cinque stagioni consecutive. Ha collezionato più gare di Regular Season e Playoffs nelle ultime cinque stagioni (462) che nelle precedenti nove (402).

 

L'infortunio non ha intaccato la sua apertura alare, che sfrutta come neanche l'Ispettore Gadget. La visione di gioco e l'intelligenza tattica gli garantirono una scelta alta al draft, nonostante un tiro dalla media distanza non straordinario. Ancora oggi sono il suo marchio di fabbrica, tanto da portare Kerr a considerarlo il miglior giocatore degli Warriors in situazioni di post basso.

 

Il suo impatto è conseguenza di un duro lavoro, che non interrompe mai. Sa che se anche solo si prendesse un'estate di pausa, sarebbe destinato al ritiro. Per la quarta stagione consecutiva ha tirato con almeno il 50% dal campo, il suo scoring rate (12.6 punti per 36 minuti) è il suo secondo migliore in carriera. Mantenere il suo livello di forma richiede attenzione costante, esercizi mirati, allenamenti e diete specifiche. I lunghi periodi di riabilitazione lo hanno reso un esperto in questo campo e gli hanno permesso di raggiungere una longevità inaspettata. Un atleta esplosivo ha lasciato il posto ad un giocatore efficiente ed intelligente.

 

"Allo stesso tempo è il mio dono e la mia croce: avere avuto infortuni così duri quando ero molto giovane è stato terribile, ma ciò che non ti uccide ti rende più forte, perché ti dà consapevolezza. So che devo prendermi cura del mio corpo. Invecchiando ti accorgi dei cambiamenti e devi batterli sul tempo".

 

Quando vinse il primo dei due titoli NBA, Livingston dichiarò che era come se il karma gli stesse restituendo tutto ciò che aveva dovuto sopportare: squadre terribili e persone forse peggiori. Gli anni con i Clippers avevano finalmente un senso, sebbene i suoi ricordi e le sue amicizie rimangano sporcate da molto più che un brutto infortunio.

 

"Ebbi subito la sensazione che quella non poteva essere davvero l'NBA", racconta Livingston, "mi allenavo al Southwest College dove le macchine nei parcheggi venivano regolarmente vandalizzate. Poi ci spostammo allo Spectrum Health Club dove condividevamo spazi minuscoli e gli armadietti con gli altri membri del circolo. Non ci volevo credere. Appena vai in strutture come queste ad allenarti ti accorgi delle differenze".

 

Il rientro per lui è stato come scalare l'Everest. Si consultò anche con i medici che avevano curato il recupero di Willis McGahee, famoso running back della NFL. L'incidente è infatti insolito per un giocatore di basket, ma molto più frequente in altre discipline come lo sci. Di certo il duro lavoro a cui era chiamato non lo spaventava, lui che era cresciuto senza mamma, con un papà che aggiustava autobus a Peoria in Illinois.

 

Andò avanti sfruttando un sacco di opportunità offerte da squadre di perdenti, dove i giocatori inseguivano solo le statistiche e i soldi, come saccheggiatori durante una rivolta. Tra sali e scendi, si stabilizzò, iniziando a progettare il suo passaggio ad una grande squadra attraverso la difesa ed il playmaking. "Nella mia testa, questo era esattamente il risultato a cui aspiravo".

 

Nel 2013/14 in maglia Brooklyn giocò una grandissima stagione, per la prima volta in carriera partendo stabilmente nel quintetto. Al termine di quel contratto annuale, arrivò la chiamata di Golden State, questa volta per un triennale. Livingston accettò senza pensarci, ma fu ancora un problema fisico a minacciarne il futuro. Non si trattava del solito ginocchio, ma dell'alluce - che solo durante delle visite di controllo realizzò essere rotto. Era dolorante, ma soprattutto era terrorizzato dall'idea di veder sfumare così l'opportunità di una vita, senza parlare  dei 16 milioni di dollari a cui avrebbe dovuto rinunciare.

 

Fu Johan Wang, preparatore degli Warriors all'epoca, a dargli comunque la bella notizia: "Bro, it's OK, they are going to sign you".

 

Era la chiusura perfetta di un cerchio iniziato nel 2007 nel tragitto in ambulanza verso l'ospedale di Inglewood, accompagnato da suo fratello e proprio dallo stesso Wang, che a quel tempo lavorava nel team dei Clippers. Quella stessa notte in ospedale un medico gli disse che rischiava l'amputazione della gamba infortunata e con essa l'intera sua carriera da giocatore. Era pronto ad accettare la sfida e partecipare ad una corsa che nessuno sapeva come sarebbe potuta finire.

 

"Like Forrest Gump, I just took off and it paid off".

Parola di Shaun.

 

 

 

 

Questo articolo, scritto da Paul Coro e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 13/4/2018.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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