Una squadra NBA a Londra: magari non domani, ma...

October 17, 2019

 

 

© Double Clutch

 

 

 

Mentre il mondo festeggia l’espansione del successo cestistico all’esterno dei confini degli Stati Uniti (con i campioni NBA provenienti dal Canada e i vincitori della Coppa del Mondo dalla Spagna), la Lega continua a coltivare i propri progetti a lungo termine per ampliare il pool di talento internazionale, tenendo un occhio di riguardo per il progetto espansione.

 

Tuttavia, purtroppo per quanti di noi sognano una NBA davvero globale, la prospettiva di una tale espansione sembra essere - seppur non da cestinare completamente - lontana di almeno un decennio. Eventuali nuove squadre nella Lega si troveranno quasi certamente nel Nord America. Alcuni degli ostacoli ad una Lega globalizzata sono di natura culturale, in quanto la pallacanestro deve andare a inserirsi in Paesi nei quali sono altri gli sport ad avere storicamente il monopolio; ma gli impedimenti maggiori sono di natura logistica, data la proporzione di un tale progetto.

 

La NBA ha già piantato i propri semi con la nuova Basketball Africa League, una partnership con la FIBA ancora ai primi passi, che potrebbe però un giorno fungere come una sorta di Division, il cui campione potrebbe andare a competere con il campione nord americano, e magari con una Lega europea e una sud americana che devono ancora nascere.

 

Per ora, tuttavia, l’idea principale è quella di arrivare ad avere ulteriori punti di appoggio alla portata geografica della NBA verso i quali indirizzare le nuove ondate di prospetti attualmente accolti dalle sette accademie globali situate in Cina (dove ce ne sono tre), Australia, Africa, India e Messico.

 

Si intravedono già i contorni di un futuro con sei o sette Divisions globali, sorte principalmente in corrispondenza delle attuali accademie e delle roccaforti del basket in Europa e Nord America; "si intravedono già"... anche se magari occorre strizzare gli occhi. Eppure, come detto, non mancheranno di certo gli ostacoli a separare questo sogno e la realtà, a partire dalla presenza radicata di altri sport ben più affermati fino ad arrivare alle leghe già esistenti, che non hanno alcuna intenzione di andarsene in silenzio.

 

Qualsiasi sarà la maniera in cui tali piani si concretizzeranno, rimane il fatto che la NBA - nonostante tutte le partite organizzate nel vecchio continente negli ultimi tre decenni - ha lavorato e lavora pensando a lungo termine, dando la priorità alla salute generale del gioco piuttosto che ad azioni d’effetto come l’aggiunta di una squadra europea.

 

Per illustrare la necessità del perché la Lega potrebbe intraprendere un approccio del genere, Josh Coyne ha chiarito nel dettaglio tutte le difficoltà insite nell’introdurre una franchigia con base a Londra nella struttura tradizionale della NBA.

 

 

Gli ostacoli verso Londra

 

In una gelida serata del gennaio londinese, mi trovavo seduto nella O2 Arena per il secondo anno consecutivo, mentre il Commissioner Adam Silver conduceva la sua conferenza stampa, bombardato da una serie di domande riguardo all’espansione della Lega e alla possibilità di vedere una franchigia inglese.

 

Silver non era da solo. In un’anonima palestra al centro di Londra, infatti, ho osservato Bradley Beal tentare di rispondere alla calca di reporter che gli si era formata intorno. Una volta presentatagli l’idea di una squadra londinese, la guardia All-Star ha esposto con professionalità la propria incertezza riguardo alla fattibilità del progetto, prima di affermare che sarebbe anche un po’ troppo lontano da casa per lui.

 

Il rapporto della Lega con la città di Londra è la ragione principale per cui vengono poste tali domande. Il 2020 sarà il primo anno dal 2012 in cui la capitale inglese non ospiterà alcuna gara NBA. Grazie a questo evento ricorrente, la copertura crescente della Lega da questa sponda dell’Atlantico è più forte che mai, così come il numero di abbonati League Pass, lo sviluppo del programma Jr NBA nel Paese e in generale i legami con i fan britannici.

 

Un buon argomento a favore di una squadra londinese sarebbe la ricca storia del Regno Unito nell’ospitare eventi sportivi e manifestazioni di primissima fascia. Si pensi al calcio, per esempio: l’Inghilterra ospita la English Premier League, il campionato più prestigioso dello sport più famoso del mondo, nel quale militano squadre di primissimo rango. E da sola la città di Londra vanta cinque club, ognuno con un proprio stadio, una propria fanbase e una propria cultura unica. Tali squadre, inoltre, risultano spesso più antiche dello stesso gioco ideato da James Naismith...

 

Dunque, tra la Premier League, gli eventi annuali internazionali di rugby in stadi giganteschi, il successo delle Olimpiadi del 2012, il prestigioso torneo tennistico di Wimbledon e molto altro ancora, i britannici si sono guadagnati un’ottima posizione per poter fare gola a qualsiasi campionato di qualità.

 

Una franchigia a Londra, inoltre, potrebbe finalmente aprire gli occhi del popolo britannico, che generalmente non condivide lo stesso amore per la pallacanestro che prova il resto dell’Europa (ad eccezione di un ristretto gruppo di ossessionati deprivati di sonno).

 

Tuttavia, ci sono degli ostacoli evidenti lungo la strada.

 

Prima di tutto, potrebbero semplicemente esserci delle città più meritevoli nel continente. La pallacanestro è amata alla follia da buona parte dell’Europa, dove sono sorte leghe professionistiche di altissimo livello, capaci di produrre talenti di calibro NBA. Il paesaggio del basket professionistico britannico è molto più scialbo rispetto a quelli di Spagna, Turchia, Germania, Italia, Francia, Grecia, Lituania...

 

Tolto il “rapporto speciale”, perché Londra dovrebbe meritarsi una squadra, e le nazioni fanatiche di pallacanestro no? Bisogna inoltre considerare che al momento la Gran Bretagna sta disperatamente tentando di isolarsi e limitarsi finanziariamente, il che potrebbe essere un altro elemento chiave.

 

La posizione geografica, ovviamente, è un problema enorme.

 

Come ha detto Beal, molti dei migliori giocatori della NBA considererebbero Londra “troppo lontana da casa”. Per di più, considerando che la migliore espressione del talento cestistico britannico è rappresentata da giocatori quali OG Anunoby, non ci sarebbe alcuna vera star locale pronta a guidare una franchigia competitiva, e sarebbe quindi necessario affidarsi pesantemente al talento americano.

 

La creazione di una franchigia londinese alimenterebbe il dibattito sul format a Division della NBA. Infatti, le squadre che dovessero trovarsi nella stessa di una in Inghilterra si ritroverebbero fortemente svantaggiate, a causa della regolarità dei viaggi oltreoceano. Quando Londra ospitava le Global Games, alle squadre veniva infatti lasciata una settimana per adattarsi al fuso orario, recuperare dal viaggio e allenarsi in ambienti completamente nuovi; una fugace visita infrasettimanale nel Regno Unito costituirebbe una sfida completamente differente per le squadre americane.

 

Una Lega affiliata avrebbe molto più senso di una franchigia londinese, ma dovrebbe essere diffusa in tutta Europa, così come sarà in Africa in collaborazione con la FIBA.

 

Questo presenta un’altra serie di sfide, in quanto la pallacanestro europea è già ben affermata, con l’Eurolega a vantare incredibili quantità di talento. Squadre come Real Madrid, Barcellona e Olympiacos renderebbero infatti questo mercato difficile, qualora Adam Silver avesse intenzione di inserirvisi.

 

 

 

 

 

 

© Double Clutch

 

Questo articolo, scritto da Justin Quinn per Double Clutch e tradotto in italiano da Marco Cavalletti per Around the Game, è stato pubblicato in data 1 ottobre 2019.

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c
  • twitter-social-logotype

Archivio AtG:

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG sono dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese da internet e quindi considerate di libero utilizzo, soprattutto nel caso in cui appartenenti alle testate in collaborazione con il nostro progetto. Se un'immagine o un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore e Caporedattore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com