Stop Tanking: ecco come.

April 9, 2018

 

 

© Bright Side of the Sun

 

 

Il tanking ormai è sempre più un argomento di attualità: esiste da sempre ma solamente nell'ultimo periodo abbiamo assistito a comportamenti e sanzioni mirate a denigrarlo o scoraggiarlo. Basti pensare alla multa di 600.000$ rifilata al proprietario dei Mavs Mark Cuban solamente per aver ammesso pubblicamente la loro strategia perdente nell’ottica di ricostruire (già, perché fino all’ammissione nessuno se ne era accorto…) o all'ammonimento rivolto ai Bulls di non tenere fuori i loro migliori giocatori.

 

Insomma, perdere e perderemo, ma tutto con un fine più grande. Quanto incide sulla spettacolarità della Lega? Bisogna davvero porre dei limiti a questa pratica? Bright Side of the Suns (Phoenix) propone una soluzione interessante al problema: cercare di porre delle valide basi per il futuro delle franchigie senza che vadano incontro ad una stagione di sole sconfitte.


Bisogna ammettere che dalle parti di Phoenix di tanking se ne intendono abbastanza, allora ecco la loro proposta.

Tutto si basa su un presupposto: le reali ambizioni di una squadra, ogni anno, sono chiare molto presto: bastano poche gare giocate o solamente un’analisi – nemmeno troppo approfondita – dei roster a loro disposizione per farsi un’idea più o meno chiara del tipo di stagione che una franchigia sta per affrontare. Allora l’idea rivoluzionaria sta in un semplice concetto:

 

Perché al posto di incentivare le sconfitte non vengono incentivate le vittorie?

Allora ecco la proposta di “congelare” una data (come accade per la trade deadline) che indicativamente potrebbe essere concordata in un giorno qualunque tra gennaio e marzo – quando ormai le ambizioni di ciascuna franchigia sono ormai lampanti – e allora suddividere le 30 squadre in diversi gruppi sulla base del record che hanno ottenuto fino a quel giorno. In questo modo ci sarà il primo gruppo formato dalle peggiori, per esempio, 5 squadre, il secondo gruppo formato dalla sesta alla decima, e così via.

Una volta superato il giorno X, ogni squadra comincerà a competere internamente al proprio gruppo di appartenenza per una posizione più alta al draft estivo; ma in che modo? Udite udite… in base alle vittorie! In pratica la miglior squadra tra le peggiori 5 (numero sempre a titolo esemplificativo) godrà della prima scelta assoluta al prossimo draft, e sarà una chiamata meritata.

 

I vantaggi di questo sistema (tutto da discutere) sarebbero principalmente 3:

 

  • Il primo, e più evidente, è una salvaguardia della competitività interna della Lega nel momento più importante della stagione, quando nessuna squadra sarebbe disposta a concedere nulla a nessuno, vuoi per la lotta ai Playoffs o vuoi per una miglior scelta.
     

  • Viene del tutto eliminato il fattore fortuna, tramite l’abolizione dell’estrazione per decidere l’ordine e le annesse percentuali assegnate a ciascuna squadra.
     

  • Con la divisione in gruppi comunque ogni squadra vede salvaguardata una scelta consona al proprio livello ed alle proprie ambizioni nel medio-lungo termine. Per spiegare meglio: se una Phoenix o una Memphis non ha i mezzi per competere anche dando il 100% da febbraio in poi, male che vada avranno la quinta scelta.

 

Ovviamente regole e modalità di suddivisione sarebbero da discutere molto attentamente da parte del commisioner e dei suoi collaboratori, infatti l’utilizzo di un criterio piuttosto che un altro potrebbe creare gruppi di una sola squadra o addirittura di 14/15, tutto poi dipende dalle circostanze dettate dalla stagione in corso.

 

Non sono difficili da immaginare le critiche a questa proposta.

Di certo la prima verterebbe su un possibile scempio – ancora peggiore di un tanking non dichiarato – che andrebbe in scena da ottobre fino al fatidico giorno per opera di certe squadre. Ma anche per questo problema viene presentata una possibile soluzione: non rendere pubblica la data che “congela” i diversi gruppi e renderla di dominio pubblico solo a giochi fatti, magari anche qualche settimana dopo. In questo modo non si elimina del tutto il problema, ma di certo lo si contiene fortemente.

 

Ecco come sarebbe stata la divisione delle squadre durante la stagione 2016/17 basandosi sul criterio della percentuale di vittorie e immaginando il 4 febbraio il giorno dello smistamento:

 

 

GRUPPO 1: Brooklyn (18%), Philadelphia (36.7%), Phoenix (32%), Los Angeles Lakers (32.1%)

 

GRUPPO 2: Miami (40%), Orlando (38.5%), New Orleans (38%), Minnesota (38%), Sacramento (38%), Dallas (40%)

 

GRUPPO 3: Charlotte (46%), Detroit (46%), Portland (43.1%), Denver (44.9%), New York (43.1%), Milwaukee (42.9%)

 

GRUPPO 4: Chicago (49%), Oklahoma City (59.9%), Indiana (55.1%), Atlanta (58%), Washington (59,2%), Toronto (58.8%), Memphis (57.7%)

 

GRUPPO 5: Los Angeles Clippers (62%), Utah (62%), Boston (64%)

 

GRUPPO 6: Houston (68.5%), San Antonio (77.6%), Cleveland (68.8%)

 

GRUPPO 7: Golden State (86%)

 

 

Ora non resta che calcolare la percentuale di vittorie dopo il 4 febbraio per capire come sarebbe stato l’ordine del draft paragonato a ciò che è accaduto di fatto, se fossero state incentivate le vittorie invece delle sconfitte. Di seguito è segnalato l’ordine delle scelte sulla base di questo criterio:

 

(il record conseguito dopo il 4 febbraio, la percentuale di vittorie e tra parentesi l’ordine del draft che si è verificato nella realtà)

 

  1. Brooklin Nets 11-21, 34% (Philadelphia); quindi sarebbe toccata a Boston.

  2. Los Angeles Lakers 9-20, 31% (Lakers)

  3. Philadelphia 76Sixers 10-23, 30.3% (Boston via Brooklin)

  4. Phoenix Suns 8-24, 25% (Phoenix)
     

  5. Miami 21-11, 65.6% (Sacramento)

  6. New Orleans 15-17, 46.9% (Orlando)

  7. Dallas 13-19, 40.6% (Chicago)

  8. Sacramento 13-19, 40.6% (New York)

  9. Minnesota 12-20, 37.5% (Dallas)

  10. Orlando 9-21, 30% (Portland)
     

  11. Milwaukee 21-12, 63.6% (Charlotte)

  12. Potland 19-12, 61.3% (Detroit)

  13. Denver 18-15, 54.5% (Utah via Denver)

  14. Detroit 14-18, 43.8% (Miami)

  15. Charlotte 13-19, 40.6% (Portland)

  16. New York 12-22, 35.3% (Chicago)
     

  17. Toronto 21-10, 67.7% (Milwaukee)

  18. Washington 20-13, 60.6% (Indiana)

  19. Oklahoma 18-13, 58.1% (Atlanta)

  20. Chicago 16-15, 51.6% (Portland)

  21. Indiana 15-18, 45.5% (OKC)

  22. Atlanta 14-18, 43.6% (Brooklin)

  23. Memphis 13-17, 43.3 (Toronto)
     

  24. Boston 21-11, 65.6% (Utah)

  25. Los Angeles Clippers 20-12, 62.5% (Clippers)

  26. Utah 20-12, 62.5% (Portland)
     

  27. San Antonio 23-10, 69.7% (Boston)

  28. Houston 18-10, 64.3% (Houston)

  29. Cleveland 18-16, 52.9% (San Antonio)
     

  30. Golden State, 24-8, 75% (Utah)

 

 

Le prime conclusioni che si possono trarre da questo confronto sono che di certo Miami ci avrebbe guadagnato una scelta “top 5”, e che New York invece sarebbe stata la squadra più penalizzata, vedendo scendere la propria posizione dalla 8 alla 16.
 

 

Non è un modello che si vuole proporre come perfetto, come la soluzione al problema del tanking. E’ di certo più di un semplice punto di partenza, ma pur sempre perfezionabile. Sicuramente il principio che sta alla base è il migliore in assoluto: incentivare alla vittoria dovrebbe essere l’aspirazione massima di qualsiasi Lega, in qualsiasi Paese, di qualsiasi sport.

 

 

 

 

 

Quella di Bright Side of the Sun è una redazione dell’Arizona dedicata alla franchigia NBA di Phoenix e in collaborazione con Around the Game da giugno 2017. Questo articolo, scritto da Dave King e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 07/04/2018.

 

 

 

 

 

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