'The dude can't shoot'

February 19, 2018

Giocare point guard nella NBA di oggi senza tiro da tre

 

 

 

Ogni anno che passa, il tiro da tre acquista sempre più importanza all'interno del gioco.

 

I centri per sopravvivere hanno esteso sempre più il loro range di tiro. Questo sembra valere per tutti, tranne per una particolare nicchia di giocatori che è riuscita a sopravvivere senza un affidabile tiro da tre, per di più in un ruolo in cui il tiro è una prerogativa essenziale: stiamo parlando delle point guard. In effetti in questo caso il termine americano è forse sbagliato, perché si tratta di veri e propri playmaker nella maggior parte dei casi. 

 

Com'è quindi possibile conciliare l'assenza di tiro dalla lunga distanza con l'esigenza di spaziature che ormai sono quasi un obbligo?

La risposta è semplice: ciascuno di questi giocatori ha qualcosa di speciale che costringe le difese ad adeguarsi.

 

 

 

BEN SIMMONS


Il caso più recente ed emblematico è Simmons, che gioca PG essendo 208 cm. In questi pochi mesi di NBA ha già dimostrato di essere un giocatore unico, playmaker vecchio stile per certi versi e innovativo per altri, in un corpo da centro ma con l'agilità di una guardia, nonostante la totale assenza di tiro, non solo dalla lunga distanza ma anche dalla media. 

 

 

 

 

Nonostante lo strapotere fisico e le già 6 triple doppie messe insieme quest'anno (a una sola dal pareggiare Magic Johnson nell'anno da rookie), la riluttanza a prendere tiri fuori dal pitturato potrebbe costituire un problema a lungo andare. Come possiamo vedere dalla heatmap, la maggior parte dei tiri tentati dal rookie di Phila è massimo a 4 metri dal canestro. La cosa particolare è proprio la completa mancanza di jumper. Anche lontano dal canestro preferisce un floater o un gancio, limitando il più possibile il numero di arresti e tiro.

 

Per quanto riguarda il tiro da tre, ha tentato solo 10 triple senza metterne neanche una; inoltre non sono mai stati tiri puliti, ma sempre allo scadere o in condizioni in cui era obbligato a tirare. Nonostante questo sta facendo 16.4 punti di media e non sembra assolutamente soffrire la mancanza di tiro. Il suo avversario, pur concedendo alcuni metri, si trova in difficoltà nel momento in cui mette la palla a terra: altezza e peso, uniti alla sua velocità e al suo controllo del corpo, lo rendono un incubo difensivamente parlando; se poi consideriamo il suo totale ambidestrismo, fermarlo vicino al ferro diventa impossibile.

 

Il motivo per cui Simmons risulta fondamentale per il gioco dei Sixers è ovviamente la sua visione di gioco. La sua mancanza di tiro viene compensata alla grande dalla sua capacità di innescare i compagni, come possiamo vedere dalla sua mappa degli assist (in alto a destra); la maggior parte di essi sono fuori dall'arco dei 7.25 e questo pone il marcatore di fronte a una win-win situation per Ben. Se il difensore si stacca riempiendo l'area confidando nella sua assenza di tiro, Simmons è completamente libero di cercare il miglior passaggio per i compagni: e come vediamo, sa farlo. Se invece il difensore vuole negare un passaggio facile, cercando di oscurare il campo visivo e mettendo pressione, a quel punto per lui significa ricevere un invito a nozze verso il ferro. 

 

 

 

TONY PARKER E DEJOUNTE MURRAY 

 

 

In casa Spurs ormai sono abituati ad avere una point guard senza un gran tiro da 3. Per anni in cabina di regia c'è stato Tony Parker che in carriera ha il 32.6% dalla lunga distanza, che non sarebbe tutto sommato male, ma il dato fondamentale è il numero di triple segnate a partita - 0.4 - in una carriera ultradecennale. Il punto di forza del franco-belga è sempre stata la velocità e una creatività in prossimità del ferro comune a pochi. 

 

Il caso Parker è un esempio di una carriera eccezionale per un giocatore con poco tiro da tre.

4 titoli NBA, MVP delle Finals nel 2007 e 6 volte All Star sono un palmarès non male per uno che "non sa tirare".

 

Il suo gioco è stato costruito su un mortifero palleggio arresto e tiro dai 5 e 6 metri, nonché su uno dei secondi tempi migliori della Lega. Oltre il 90% dei field goal deriva da un tiro da 2 punti e con il 51% in carriera risulta uno dei playmaker più efficienti in assoluto. Analizzando inoltre il tipo di conclusioni, possiamo notare come solo il 5% dei tiri da due sia costituito da un catch and shoot, mentre i pull up rappresentano il 41%. Per quanto riguarda il tiro da 3, predilige di gran lunga gli angoli, dove la distanza è più simile a quella europea. 

 

Quest'anno c'è stato il passaggio di consegne in casa Speroni. Infatti dopo anni Parker ha perso il posto da titolare, lasciandolo a Dejounte Murray, che ne è degno erede. Sicuramente per quanto riguardo il tiro da tre, tanto è vero che questa stagione tira con il 21%, prendendosi solo 0.3 triple a partita. Ma come il suo predecessore basa il suo gioco su agilità e creatività, in più è dotato di atletismo e fisicità che Parker non ha. La sua wingspan di 207 cm lo aiuta notevolmente a concludere nel traffico e ad essere determinante anche in difesa. D'altronde, se sei il protetto di Jamal Crawford... qualcosa vorrà dire.

 

In definitiva dalle parti di San Antonio sono riusciti a trasformare una debolezza in un punto di forza. Chi avrebbe mai pensato nel lontano 2001 che un ragazzino dalla Francia senza particolare atletismo e tiro avrebbe potuto dominare in un ruolo così competitivo?

Lo stesso cammino si prospetta per "Baby Boy" Murray, che già dai tempi dell'high school pareva un predestinato.

 

 

 

RICKY RUBIO

 

Un altro giocatore che di certo non è famoso per il suo tiro da tre è sicuramente Ricky Rubio, il ragazzo prodigio da Barcellona.

Draftato nel 2009 a soli 18 anni da Minnesota, è in NBA dal 2011, arrivato con la fama di essere un passatore straordinario. Nessuno però si aspettava che potesse migliorare a tal punto anche sotto l'aspetto realizzativo.

 

Questo è sicuramente il suo anno migliore: da quando è passato agli Utah Jazz è stato in grado di mettere a referto già 9 partite con almeno 20 punti, e i 12.5 punti di media sono il dato migliore in carriera. 

 

Il catalano ha sempre dato l'impressione di essere un giocatore incompleto, ha sempre deliziato il pubblico con giocate da highlights, ma gli è sempre mancata un po' di consistenza e continuità. Continua anche ora a tirare con poco più del 30% da tre, ma ai Jazz sembra aver trovato la sua dimensione. E sembrano uscite anche le doti di leader che un playmaker di livello non può non avere. 

 

 

 

DERRICK ROSE

 

 

Veniamo all'esempio più bello e triste allo stesso tempo. Derrick Rose che per 4 anni ha incantato non solo Chicago ma tutto il panorama cestistico.

 

Prima scelta assoluta nel 2008, vince subito il premio di matricola dell'anno e nel 2011 diventa il più giovane MVP di sempre con 25 punti e 7.7 assist di media. Cifre spaventose per un giocatore che tira con il 29% da tre. Il suo gioco era interamente basato su un esplosività mai vista prima, che lo rendeva un penetratore sensazionale. 

 

Purtroppo gli infortuni si sono messi di mezzo e hanno distrutto il giocatore tanto ammirato ai Bulls, ma chiaramente quando si basa il proprio gioco solo sull'atletismo... prima o poi il conto arriva, che sia per l'età o, ancora prima, per gli infortuni.

 

 

 

CONTROTENDENZE

 

 

La direzione che ha intrapreso la Lega è quella del giocatore tipo attorno ai 2 metri, in grado di fare tutto. I ruoli non sono più ben definiti come un tempo, ma fa piacere vedere sempre di più giocatori anomali che sulla carta non avrebbero le caratteristiche ideali per far parte del campionato di basket più competitivo del mondo. 

 

Visione di gioco e/o agilità fuori dal comune sono le chiavi di volta di questi giocatori che, nell'era del tiro da 3, trovano altri metodi per risultare decisivi.

 

Senza "rimanere indietro", anzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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