The wheels turn for all

May 23, 2018

Nell'estate in arrivo diversi cambiamenti a Los Angeles. Da dove ripartono Danilo Gallinari, i Clippers (e Doc Rivers)? Girerà, la ruota?

 

 

 

THE CLIPPERS CURSE

 

 

E’ come un qualcosa di non scritto. Sai che c’è, ma non puoi farci niente.

E questa “maledizione” -  se così la vogliamo chiamare -  misto tra incompetenza manageriale e quella che potremmo definire volgarmente ‘sfiga’, va avanti da oltre 47 anni.  Sì, perché in mezzo secolo di storia non hanno mai vinto il titolo. A dirla tutta, non hanno neanche mai giocato né una finale NBA né una finale di Conference.

 

Negli ultimi anni erano diventati una franchigia di tutto rispetto, con grandi nomi, tanto talento, guidata da un allenatore vincente come Doc Rivers e con serie ambizioni per il titolo. Eppure, nell’esatto momento in cui pensavano di essere riusciti ad invertire quel trend negativo che li ha sempre caratterizzati, i Clippers sono stati affondati. Non solo dagli avversari ma anche, se non soprattutto, da quella maledizione che sembravano essersi lasciati alle spalle. Sono riusciti ad essere la prima franchigia della storia a perdere una serie Playoffs che stavano conducendo per 5 anni di fila. Sì, avete letto bene. Per 5 anni di fila.

 

 

A parte quella con i Grizzlies, le successive quattro eliminazioni dei Clippers sono in gran parte attribuibili ad una serie di situazioni societarie – come il caso Sterling nel 2014 – ed infortuni che hanno inciso indelebilmente sulla post season. Parafrasando Frank Antoni e Federico Buffa: “La fortuna è cieca, ma la sfiga – soprattutto quando legge ‘Clippers’ sulla maglietta – ci vede benissimo”.

 

E quest’ultima stagione, la prima senza Playoffs dal lontano 2012, non è andata diversamente. 35 quintetti diversi in 82 partite. Un dato che per forza di cose salta all’occhio. Ecco perché Doc Rivers ed i suoi, nonostante il mancato accesso alla post season, cercano di vedere quello che di positivo c’è stato in questa annata travagliata.

 

"Non sono mai stato tanto orgoglioso di una squadra che non ha conquistato l'accesso ai Playoffs nella mia carriera. Solo io e questi ragazzi siamo a conoscenza delle enormi difficoltà che abbiamo dovuto superare quest'anno - molte più di quante non sappia la gente".

 

Anche il Gallo, incalzato sull’argomento, ha detto la sua:

 

“Abbiamo costruito una squadra per arrivare fino in fondo e quello era l’obiettivo con cui abbiamo cominciato la stagione. Non ci siamo riusciti per motivi che vanno al di là del nostro controllo. Quello che ho passato quest’anno e quello che ha passato anche la squadra ha dell’incredibile: io non ho mai visto una squadra affrontare una stagione giocando al completo solo due partite su 82! Voglio dire, è quasi impossibile”.

 

 

 

 

L’ANNATA DEL GALLO

 

 

La stagione del Gallo si è conclusa esattamente come è iniziata, con un infortunio alla mano.

 

In molti ricorderanno quel nefasto 30 luglio 2017. Siamo alla finale della Trentino Basket Cup, torneo estivo in preparazione ad EuroBasket 2017, la partita è Italia-Olanda. Mancano 2 minuti allo scadere del primo tempo, Italia sul + 8 ed olandesi in lunetta. Ecco, quello è l’esatto momento in cui gran parte delle speranze europee della nostra Nazionale sono sfumate. Gallinari reagisce alle provocazioni di Kok, un paio di spinte sotto canestro ed un gancio destro che, purtroppo, rimarrà nella storia. Espulsione, mano rotta e 40 giorni di prognosi.

 

«Fate in modo di farvi picchiare da uno che notoriamente ha problemi di infortuni», ha twittato Jito Kok nel post partita.

 

«Ha giocato sporco fin dall’inizio, ma proprio non so il perché. Che cosa dovrei rispondergli? Ho già reagito una volta, meglio passare oltre».

 

Parole sagge e sacrosante quelle di Gallinari, certo, che però non cancellano quanto accaduto in precedenza. Un giocatore del suo calibro e con la sua esperienza non dovrebbe cadere in simili provocazioni e non cadere in nessun tipo di provocazione. A maggior ragione in un contesto in cui di certo non ne valeva la pena (ammesso che possa essercene uno). Questo errore non solo gli è costato EuroBasket 2017, ma anche un inizio ed una stagione, la prima in maglia Clippers, quantomeno difficili.

 

21 partite giocate con 15.3 PPG, 2.0 AST e 4.8 REB in 32 minuti sul parquet. Queste le cifre fatte registrare da Danilo quest’anno. Numeri che sono in linea con quelli registrati in carriera, ma timbrare il cartellino in sole 21 partite sulle 82 previste non può aver fatto felici né lui né i Clippers. Oltre all’infortunio alla mano destra patito in estate, il Gallo ha subito lunghi stop nel corso della stagione, a partire dalla lesione muscolare al gluteo nel periodo tra novembre e dicembre, fino alla ricaduta, con contusione e nuova fratturazione, di quella sopracitata mano destra, che lo ha tenuto lontano dal campo per gran parte del finale di stagione.

 

La qualità ed il talento non sono in discussione; tuttavia, parlando di un giocatore che percepisce 21 milioni di dollari a stagione (e già qui la discussione potrebbe non essere fuori luogo...), è lecito che la franchigia si aspetti di poterlo considerare un punto fermo del progetto. Non - suo malgrado - un punto di domanda.

 

 

 

L’ANNO CHE VERRA’

 

 

La prossima stagione dei Clippers sarà sicuramente volta alla ricostruzione e, con ogni probabilità, ci saranno diversi cambiamenti.

Il recupero degli infortunati - su tutti quelli di Gallinari, Teodosic e Beverly –, il poco tempo che hanno avuto i nuovi arrivi – Harris, Marjanovic e Bradley – per ambientarsi e la doppia scelta al primo giro al prossimo Draft (12esima e 13esima pick) saranno i punti principali su cui allenatore e dirigenza dovranno lavorare maggiormente.

 

E' il momento in cui bisogna prendere decisioni importanti, a partire dalla scelta dell’allenatore. Nonostante la miracolata – più che miracolosa – stagione disputata, anche la conferma di Doc Rivers non è così scontata. I losangelini potrebbero infatti optare per un cambio in cabina di regia, con Jay Wright di Villanova, fresco di titolo NCAA, e Jeff Van Gundy avanti su tutti. Oltre al capitolo head coach, i Clippers potrebbero anche valutare di scambiare le loro due scelte e qualche pezzo pregiato, come DeAndre Jordan ad esempio, per arrivare ad un top player come Karl Anthony Towns o Kawhi Leonard, entrambi ai ferri corti con le rispettive franchigie.

 

Al momento i “Velieri” sono un cantiere aperto, con poche certezze e tanti punti interrogativi. Tra le poche certezze dovrebbero esserci Lou Williams, reduce da una stagione di altissimo livello, e proprio Danilo Gallinari, che, nonostante l’annata altalenante, ha dichiarato:

 

"Bisogna cercare di arrivare pronti per l'inizio della prossima stagione. Psicologicamente gli infortuni non mi pesano: tornerò il giocatore che sono sempre stato. Cosa mi hanno chiesto i Clippers? Leadership". Un’investitura importante per lui, soprattutto nell'ottica dell'aria di cambiamento che si respira a Los Angeles.

 

 

Gallinari a partire dalla scorsa estate ha visto, ancora una volta, come le cose possano cambiare velocemente. Tanto per lui quanto per la sua squadra. Le partenze di Chris Paul e Blake Griffin hanno infatti ridimensionato il potenziale immediato di questo roster e cambiato indelebilmente il contesto in cui è arrivato l’ex Olimpia Milano.

 

La “paura” è quella di assistere di nuovo ad una situazione simile a quella in Colorado: vederlo leader di una buona squadra, ma che non può avere ambizioni primaverili. Tuttavia, come da lui stesso dichiarato, la dirigenza gli ha espresso la volontà di tornare competitivi sin da subito. Ecco cosa ha raccontato dell’incontro di fine stagione:

 

“Più che della stagione passata abbiamo parlato del futuro e dei programmi per i prossimi anni. Tutti qui vogliono costruire una squadra per vincere, che vada ai Playoffs per giocarsela fino in fondo. L’obiettivo perciò è sempre quello: provare a vincere”.

 

Poi ha aggiunto: “Mi auguro che Rivers sia ancora il nostro allenatore l’anno prossimo: è un ottimo coach ed è stato bravissimo con tutti gli infortuni avuti quest’anno. Io mi trovo benissimo con lui e vorrei lavorarci per un anno intero senza problemi fisici: sarebbe interessante, una cosa decisamente stimolante”.

 

All’alba dei 30 anni, questa ad LA sarà una delle sue ultime grandi occasioni per lasciare il segno e dovrà cercare di fare il massimo, infortuni permettendo. Come dicono oltreoceano: the wheels turn for all.

 

E sotto sotto un po’ tutti speriamo sia così anche per lui ed i suoi ‘maledetti’ Clippers.

 

 

 

 

 

 

 

 

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