Thib, Jimmy, i Wolves, Hoiberg e una storia tutta “in controtempo”

January 6, 2019

 

 

Tom Thibodeau non è stato licenziato dall’incarico di head coach nell’estate 2017, dopo una Regular Season - la prima alla guida dei Timberwolves, dopo cinque stagioni ai Bulls con altrettante apparizioni in post season - conclusa con 31 vittorie, 51 sconfitte e il 13esimo posto nella Western Conference. Non è stato sollevato dall’incarico dopo i Playoffs 2018, in cui gli Houston Rockets hanno spazzato via la sua squadra in cinque partite al primo turno. E, in quanto President of Basketball Operations, non è stato esonerato a settembre/ottobre (ma mesi dopo) per la gestione del caso Jimmy Butler - quella superstar che proprio lui aveva voluto l’estate precedente, cedendo LaVine e Dunn per ottenerlo, e che probabilmente ha segnato la sua “condanna a morte”.

 

Tra le vittime di quest’anno di Jimmy Buckets, infatti, c’è anche Tom - oltre a KAT, Wiggins, lo staff di Minnie, il giocatore stesso (che si appresta ad una free agency in cui si presenta come un problema-con-le-braccia-e-le-gambe: contento lui…) e, udite udite, adesso anche coach Brett Brown e i suoi Sixers. Anche se con “scoppio ritardato”, infatti, è evidente che la gestione e gli sviluppi del caso-Butler abbiano giocato un ruolo determinante nel divorzio, che è stato del tutto unilaterale (coach Thib, secondo quanto riferito, era “molto sorpreso” ieri sera, dopo aver appresso la notizia nel proprio ufficio al termine della partita vinta con i Lakers). Ma sarebbe forse superficiale pensare che sia stata solo la situazione legata all’attuale ala dei Sixers ad aver causato l’allontanamento di Thibodeau. E sono le tempistiche - davvero strane, considerando le due vittorie (contro Magic e Lakers) da cui arriva Minnesota - a renderlo evidente.

 

Tempistiche strane, ma significative. Per come è stata gestita l’uscita di Butler da Minnesota - inevitabile agli occhi del mondo intero, ma non a quelli di coach Thib fino a metà novembre! - è chiaro che Glen Taylor (proprietario) avesse ancora fiducia, almeno in parte, nelle scelte del coach e “uomo-mercato” - per quanto l’owner non sia mai stato il primo fan di Thib in questi ultimi due anni. Anzi. In ogni caso, se l’intenzione di esonerare Thibodeau fosse stata già allora ben definita, senz’altro la scelta sarebbe stato immediata - così da muoversi prima che la stagione prendesse il via (per ovvi motivi, molto meglio), da rendere meno complicato il momento e, chissà, forse anche la gestione di Jimmy o quantomeno della trade che lo avrebbe necessariamente dovuto coinvolgere. L’ex tecnico dei Bulls, invece, è rimasto saldamente (più o meno) al suo posto e ha esercitato il suo potere decisionale nel braccio di ferro staff-società-proprietà sulla questione. Soprattutto sulle tempistiche - anche lì, decisamente strane - dell’operazione.

 

Alla fine Jimmy Butler è stato scambiato, dopo un mese di Regular Season (con i Wolves che avevano perso 9 delle prime 13 partite). Decisamente in ritardo. In controtempo.

 

E, un paio di mesi dopo, ecco allontanato dallo spogliatoio anche Thibodeau. Dopo due vittorie consecutive - d’accordo, contro gli Orlando Magic (5-12 contro le squadre dell’Ovest) e i Lakers “LeBron-less”, ma pur sempre dopo due W con uno scarto medio di 20 punti. Se è vero quanto detto dal proprietario Glen Taylor - “visto che abbiamo ancora chance di andare ai Playoffs, sto solo guardando ai risultati, ma dopo le sconfitte con Phoenix, Detroit, New Orleans e Atlanta…” - beh, l’osservazione da fare è piuttosto semplice: Glen, da quando, “guardando ai risultati”, si esonera un allenatore dopo due vittorie in fila?

 

 

No, la dirigenza di Minnesota non ha guardato solo ai risultati. Ha guardato senz’altro anche a quello che coach Thibodeau garantiva dal punto di vista tecnico al progetto. E qui permettetemi di non usare giri di parole. Un allenatore superato, che non è mai stato in grado di costruire un gioco offensivo convincente né efficace, che ha sempre utilizzato metodi comunicativi "à la Sergente Maggiore Hartman" (altrettanto superati) - non sempre, anzi, congeniali ai suoi giocatori - e che sicuramente non è l’uomo giusto per consentire, nel 2019 (e nel basket del 2019, soprattutto) a questi Wolves di fare quel salto di qualità necessario per arrivare dove la società si aspetta di essere entro il 2024, quando scadrà il super-contratto di Karl-Anthony Towns.

 

Tutto questo ha fatto parte del discorso, sicuramente. Ma ancora non è abbastanza, perché le 17 vittorie in 29 partite post-trade, dopo l’arrivo di Covington e Saric a Minneapolis, forse avevano lasciato sperare in qualcosa di meglio al Target Center (anche se da allora il record è tornato sotto al .500). E comunque, detto sinceramente, Minnie non è assolutamente tra le prime 6/7 (almeno) squadre ad Ovest, motivo per cui l’esonero prima dell’All-Star Break non sembrava così “urgente”. Lo era prima, forse. Ma non adesso.

 

Ora i Wolves si trovano con l'ex assistente Ryan Saunders (figlio di Flip) capo allenatore. Ad interim? Molto probabilmente sì, anche se a detta di alcuni insider avrà modo di giocarsi le sue possibilità. Se così fosse, sarebbe stato meglio fargli iniziare la stagione, ovvero dargli DAVVERO una possibilità, piuttosto che consegnare a Thibodeau una squadra distrutta dall’interno e poi a Saunders una “carcassa” di difficile gestione, con una Regular Season già giunta al giro di boa.

 

Lecito, a questo punto, che tutti questi meccanismi “in controtempo” facciano sorgere un dubbio. E che questo dubbio riguardi un fattore esterno all’organizzazione. Ovvero: che siano state le tempistiche di Fred Hoiberg, e soprattutto della sua disponibilità sul mercato, ad aver “messo fretta” a Glen Taylor?

 

L’ex tecnico dei Bulls - proprio come Thib, di cui è stato proprio il successore già a Chicago (a proposito di controtempi) - ha in passato svolto il ruolo di assistente nel front office di Minnie, prima di diventare head coach a Iowa State (NCAA). Secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski, le due parti starebbero “prendendo molto seriamente in considerazione” la sua candidatura come nuova guida dello staff tecnico dei T-Wolves. Attualmente il tecnico è disoccupato, ma su di lui è più che vivo l’interesse di UCLA, da poche settimane alla ricerca di un nuovo tecnico cui affidare i propri ragazzi.

 

 

La preferenza di Hoiberg, sempre secondo quanto riportato da Woj, sarebbe quella di allenare ancora una squadra NBA, ma in assenza di possibilità nell’immediato… l’Università di Westwood, Los Angeles, non è proprio una pessima “ruota di scorta”. Anzi.

 

Ed ecco che, magicamente (oppure, più verosimilmente: appositamente), quell’opportunità si è venuta a creare. O meglio, è stata creata dalla mossa di Glen Taylor, che ha lasciato vacante la sedia della panchina della sua squadra, e forse per il futuro dei suoi Timberwolves ha le idee chiare. E soprattutto un nome in testa, quello di Fred. O forse no… ma in tal caso le tempistiche dell’esonero di Thib sarebbero ancora più difficili da spiegare.

 

Perché tutto quello che è successo con Jimmy, sicuramente ha un peso e non da poco; l’essere “obsoleto” di Tom, pure, ha senz'altro contribuito; il record 19-21 un qualche ruolo l’ha giocato; ma per esonerare Thibodeau oggi, 7 gennaio, ci dev’essere dell’altro - e se nei prossimi giorni Hoiberg sarà presentato come nuovo head coach di Minnesota, sappiamo di cosa si trattava.

 

Per i tifosi Wolves, comunque, in tutta questa confusione c’è una notizia sicuramente positiva. Il prossimo allenatore - che sia Hoiberg o meno - NON sarà anche President of Basketball Operations. E questo, a prescindere, è un bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

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