Thunder: esperimento OK3 fallito

May 2, 2018

Cosa succede adesso?

 

 

Ad Oklahoma City più che di esperimento fallito si parla di vera e propria e catastrofe.

Ma lo è davvero? E soprattutto, è così inaspettata?

 

Le premesse del fallimento si sono palesate durante tutta la stagione, ma forse non era prevedibile che si manifestasse in questo momento. Primo turno di Playoffs, troppo presto per uscire di scena quando si hanno 3 talenti del calibro di Russell Westbrook, Paul George e Carmelo Anthony, senza contare gli ottimi giocatori complementari di una squadra che a inizio stagione era considerata contender. 

 

Regular Season chiusa con un record di 48-34, una sola vittoria in più rispetto all'anno passato; e mentre la sconfitta al primo turno del 2017 contro Houston poteva essere digerita tranquillamente, questa contro Utah è assolutamente imperdonabile, perché i tifosi si aspettavano ben altro. OKC aveva i favori del pronostico, il fattore casa e un'avversaria, Utah - squadra rivelazione senza dubbio, ma anche giovane ed inesperta - che non sembrava assolutamente proibitiva; e invece i Big Three sono naufragati giocata dopo giocata, partita dopo partita, fino alla disfatta. 

 

Billy Donovan ha fallito più di tutti, non essendo mai riuscito a dare un'identità a questa squadra: il gioco è sempre risultato mal costruito, basato quasi unicamente sul talento dei suoi giocatori. Quindi un gioco di isolamenti, divisi tuttavia in modo squilibrato. Westbrook catalizzatore principale (oltre 35% di usage, comunque meno del 46% del 2017), George come spot up shooter ha faticato molto nella prima parte di stagione, ma poi è migliorato andando a prendersi più possessi, e Carmelo (solo 16.2 ppg, minimo in carriera) che invece non è mai riuscito a ricavarsi un ruolo. Soprattutto in postseason, dove difensivamente è diventato un problema difficile da nascondere.

 

Analizzando i dati si può vedere come in realtà i Thunder siano stati una squadra nella media, non eccellono in nessuno campo in particolare - se non in rimbalzi offensivi e palle rubate, in cui sono la miglior squadra delle Lega - ma come punti (12°), pace (17°) e percentuali dal campo (18° in totale ma addirittura 23° considerando solo il tiro da 3) sono assolutamente una squadra normalissima, che ha fatto la sua stagione - d'altronde con cifre così pretendere di più era impossibile. Tuttavia la presenza delle tre superstar, anche se poco compatibili, genera sempre aspettative superiori. 

 

 

 

Russell Westbrook

 

Partiamo dal pilastro di questa squadra. Un giocatore con un cuore immenso e un'energia straripante, ma forse a questo punto della carriera poco adatto ad avere altre superstar al suo fianco. Tutti i giocatori passati da Oklahoma sono migliorati incredibilmente l'anno successivo, il cosiddetto "Westbrook effect".

 

Durant ha aumentato la sua efficienza al tiro (+3.2%), così come Kanter (+4.7%), mentre tutti gli altri hanno incrementato la propria media punti: Harden (+17.2 ppg), Oladipo (+7.2 ppg), Reggie Jackson (+9.1), Sabonis (+5.7 ppg), Waiters (+6 ppg) e Ibaka (+2.2 ppg). 

 

Il progetto Big Three è stato un fallimento da parte di Sam Presti, perché non ha compreso che è inutile mettere altre superstar di fianco all'ex Bruin: se non ha funzionato con Durant e Harden, viene da chiedersi, come poteva funzionare con George e Carmelo?

 

Il problema che ha condizionato gravemente questo progetto è stato l'infortunio di Andre Roberson, che teneva in piedi da solo la difesa. Da quando si è fermato (27 gennaio), OKC ha completamente smarrito la propria solidità difensiva; la situazione è migliorata con l'arrivo di Corey Brewer, che ha "aggiustato" le rotazioni, ma in post season contro i Jazz sono emersi tutti i limiti difensivi dei Thunder.

 

Russell ha firmato a settembre l'estensione contrattuale e il suo destino ormai sembra legato per sempre a questa città. Ma per poter ambire alla vittoria deve avere attorno a sé giocatori complementari che non gli sottraggano troppo la palla, deve essere il centro dell'attacco e deve essere circondato da tiratori. Deve poter essere libero di gestire il gioco. E deve sapere di "avere le spalle coperte" in difesa.

 

Due pezzi fondamentali già ci sono: Adams e Roberson. Bisogna solo trovare i giusti giocatori da affiancargli, che facciano rendere al meglio tutta la squadra. Ma dopo molti esperimenti di un GM esperto come Presti, il problema pare essere proprio questo, ovvero che in pochi si adattano a un sistema Westbrookcentrico. Inoltre i problemi di salary cap potrebbero impedire a Russell di avere dei compagni adatti a lui.

 

 

 

Carmelo Anthony

 

Qua la questione sembra abbastanza facile: chi rinuncerebbe ad una player option da 28 milioni di dollari sapendo di non prendere neanche metà di quella cifra da un'altra parte?

 

Anthony ha il coltello dalla parte del manico perché qualora dovesse esercitare la sua player option intaserebbe completamente il cap. Per di più le ipotesi recenti di vedere un Carmelo uscire dalla panca sono state cassate immediatamente dal diretto interessato, che non è ancora pronto ad abbandonare il ruolo di protagonista. 

 

Melo ha giocato la sua peggior stagione in carriera, solo 16.2 punti (prima volta sotto i 20 di media), con percentuali a dir poco rivedibili, 40.4% dal campo è il suo minimo in carriera, così come i "soli" 15 tentativi a partiti. Ma ciò che appare incomprensibile è il suo atteggiamento in campo. Probabilmente questa parte di terzo violino non gli si addice e Donovan non è stato in grado di ricamargli un ruolo migliore, coinvolgendolo maggiormente in situazioni offensive a lui congeniali. 

 

Lo stesso Carmelo ha dichiarato che non c'erano giochi per lui. Spesso si trovava costretto ad aspettare in angolo uno scarico, che poi in realtà non arrivava; la maggior parte dei tiri venivano presi più per necessità di mettersi in ritmo che per una buona scelta, con il risultato che erano sempre contestati. Emblematico in questo senso il caso in cui Anthony in Gara 6 ha dovuto portare un blocco per l'uscita di Jerami Grant piuttosto che uscire lui per tirare. Billy Donovan si è ritrovato Melo in squadra e, invece di sfruttarlo al massimo per quello che poteva ancora dare, lo ha relegato in un angolo ad aspettare un ipotetico scarico di Westbrook.

 

Eserciterà la player option e forse si gioverà dell'assenza quasi certa di George per tornare sulle medie dell'anno scorso. Volente o nolente, il coach se lo troverà a roster: se riuscisse a costruire dei giochi prendendolo in considerazione, allora OKC potrebbe anche fare meglio di quest'anno. 

 

 

Paul George

 

Nonostante le dichiarazioni sulle sue intenzioni di restare, George ha già le valige in mano, direzione Los Angeles, sponda Lakers. I motivi, oltre alla delusione per questa uscita prematura dai Playoffs, sono la voglia di tornare a casa e di avere un ruolo da leader.

 

PG13 ha disputato grandi partite in maglia Thunder, ma gli è mancata la continuità, con periodi di flessione preoccupanti. Ultimo esempio in Gara 6 (in cui ha giocato 45 minuti): 5 punti, 6 palle perse e 2/16 al tiro... non proprio la partita da win or go home che ti aspetti dalla tua stella - la stessa che aveva mandato a referto 29 punti di media nei cinque atti precedenti.

 

 

Dallo staff del giocatore sono già trapelati i primi rumors, che non eserciterà la sua player option da 20 milioni e che non ha intenzione di restare, il che lo qualifica direttamente come ex giocatore dei Thunder, vista soprattutto la loro situazione salariale alquanto complicata. Infatti questo è il momento per il nativo di Palmdale di monetizzare al massimo, firmando un max contract e le squadre che hanno la capacità economica per farlo sono poche. 

 

La scelta sembra già compiuta, direzione California: ma George è il giocatore giusto per i Lakers?

Il suo futuro è nelle mani di Magic Johnson.

 

 

Prospettive future

 

Con il cap intasato dai contratti di Westbrook (35 milioni di dollari), Adams (25) e il probabile rinnovo di Anthony (28), Oklahoma rientra nella Luxury Tax e quindi non potrà firmare nessuno in estate se non al minimo salariale. Per di più non è un mercato che attira free agent e il "Westbrook effect" comincia ad essere un peso in questo discorso. 

 

La svolta può essere data solo dall'interno, in particolare da Westbrook stesso, che dovrebbe fare quell'ulteriore passo per completarsi come giocatore, diventando meno egoista. Basti pensare che Jordan per i primi 6 anni di carriera aveva una reputazione simile al numero 0, chissà che anche quest'ultimo non possa redimersi...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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