Tre prospetti al bivio

Quello in arrivo sarà l'anno decisivo per Markelle Fultz, Josh Jackson e Frank Ntilikina

 

 

Avere tanto talento ed essere stato scelto con una pick alta al Draft non è assolutamente garanzia di successo. Ripercorriamo le storie cestistiche di tre dei migliori giovani che furono scelti nel 2017, e che stanno per entrare nel loro terzo (e decisivo?) anno in NBA.

 

 

Markelle Fultz

 

Scelto con la prima chiamata, Fultz faceva presagire un grandissimo potenziale, tant'è che i Philadelphia 76ers hanno fatto trade-up per averlo, lasciando ai Boston Celtics altre scelte e la terza chiamata, diventata poi Jayson Tatum. Doveva essere il pezzo mancante del "Process" della città dell'amore fraterno, a cui mancava proprio una guardia. L'hype per lui fu subito a mille.

 

193 cm per 90 kg (ma al momento del draft era sicuramente più leggero), riempiva con facilità tutte le voci statistiche all'università di Washington. Ottimo penetratore, eccellente ball-handler e solido atleta, sembrava capace  di guidare anche emotivamente la squadra. Non particolarmente alto, ma grazie ad una wingspan di 206 cm e ad un ottimo tempismo in difesa era comunque più che sufficiente per annichilire i pari ruolo. I dubbi erano legati alla sua attenzione in difesa lontano dalla palla e soprattutto alla sua meccanica di tiro, tutt'altro che naturale, nonostante il 41% dalla lunga distanza del suo unico anno al college.

 

 

Con Fultz, sembra quasi inutile sfogliare le sue statistiche nella Lega. Stiamo parlando di un giocatore che in due anni ha collezionato 33 presenze causa "sindrome dello stretto toracico superiore", un infortunio piuttosto particolare, che causerebbe dolori ai nervi del collo e della spalla, rovinando così la meccanica di tiro.

 

Il suo problema nel tempo ha assunto dei connotati quasi mistici, perché tutti si chiedevano quando dovesse rientrare in campo e praticamente nessuno sapeva dare una risposta. Anzi, nessuno a lungo sapeva neanche se parlare di un problema fisico... o psicologico (e certamente la comunicazione dello staff medico e tecnico di Phila non ha aiutato). Questa incertezza generale ha contribuito a minare il rapporto con coach Brown, che si è lasciato sfuggire in diverse occasioni frasi infastidite come "dica lui quando vuole tornare", "io sono vecchio, ma non ho mai visto una cosa del genere". Il tecnico alla fine ha scelto  TJ McConnell al suo posto, anche con Fultz disponibile.

 

Markelle, che si è sempre visto come una star, ha sofferto molto tutto questo, e una volta arrivato ad Orlando, la sua nuova squadra, non ha perso occasione per punzecchiare il suo ex coach."Finalmente adesso ho un allenatore che non ti fa sentire solo quello che vuoi". Ecco, probabilmente Fultz e Brown nel 2019 non si manderanno gli auguri per Natale...

 

Philadelphia lo ha sacrificato nell'ottica di ottenere qualcosa subito per provare a vincere (non una novità per la franchigia, di questi tempi), ma va sottolineato che parte della dirigenza non voleva cederlo. Ed ecco i Magic. In Florida avevano disperatamente bisogno di una point guard e ora ce l'hanno a libro paga per poco meno di 10 milioni di dollari per il 2019/20 e una team option da 12 milioni per l'anno successivo.

 

Dopo tutto quello che ha passato, per Fultz ecco la grande occasione. Dal punto di vista personale, innanzitutto, perché le pressioni mediatiche e dei tifosi sono state davvero opprimenti per lui in questi anni; e soprattutto dal punto di vista professionale, perché un eventuale fallimento in Florida renderebbe il suo futuro nella Lega molto, molto difficile da immaginare.

 

 

Josh Jackson

 

Partiamo dalla fine. Josh Jackson è stato mandato, insieme a De'Anthony Melton e due scelte al secondo giro, ai Memphis Grizzlies in cambio di Kyle Korver e Jevon Carter. Scambiato in cambio di quasi nulla, insomma. Questa è la prima differenza con gli altri due prospetti: Jackson ha già subito una chiara bocciatura.

 

Chiamato con la quarta scelta, JJ era approdato nella NBA dopo aver destato l'interesse di numerose franchigie. 203 cm di iper-atletismo, con una wingspan di 208 cm, era il prototipo di giocatore "all around" tanto ricercato dagli scout della Lega. Teoricamente capace di difendere dall'1 al 4, al livello superiore ha subito tantissimo l'impatto fisico - e questo, prima di ogni altra cosa, ha minato le basi della sua avventura in NBA.

 

Prima del suo arrivo ai Suns, Josh veniva dipinto come un instancabile lavoratore, ossessionato dalla vittoria - tanto che il veterano Dudley lo ha paragonato a Giannis Antetokounmpo. I dubbi riguardavano il  tiro da fuori, nonostante un buon 38% da oltre l'arco a Kansas, e la  capacità di costruirsi la conclusione da solo, essendo incapace di segnare dal palleggio. Tutti limiti, insieme ad una pessima selezione di tiri nella metà campo offensiva, che nella stagione da rookie il ragazzo ha messo in mostra in modo evidente. E preoccupante.

 

E poi c'era il suo carattere... piuttosto infiammabile. Durante una partita contro i Clippers, mimò il gesto della pistola nei confronti di un tifoso. E poco dopo l'episodio, provò a mettere una pezza che si rivelò peggiore del buco, dicendo di essere stato provocato, e ammise che "stava per fargli il gesto del ghigno... ma poi ha cambiato idea". Da molti definito come "Bad Boy", si è anche fatto arrestare in Florida dopo aver provato ad entrare in una area VIP di un festival senza le credenziali necessarie.

 

Come se tutto ciò non bastasse, il suo secondo anno è stato forse peggiore del primo. Lo confermano diverse categorie statistiche, malgrado l'apprezzabile miglioramento nella percentuale del tiro da tre, passata da un orrendo 26% del primo anno ad un quasi accettabile 32% del secondo. Il suo impiego, però, è stato molto altalenante, almeno quanto il suo rendimento. Partito come starter solo 29 volte, ha fatto spazio a TJ Warren, che lo ha scavalcato nelle gerarchie.

 

Jackson, oggi, suscita il sinistro presagio di essere un degno successore del suo compagno di università Andrew Wiggins. Con le debite proporzioni, tanto talento, ma in buona parte inespresso. Certo, almeno Phoenix si è liberata di lui prima di dargli dei soldi...

 

Potrebbe trovare finalmente la sua strada, a Memphis?

 

 

Frank Ntilikina 

 

Scelto dai New York Knicks con la numero 8, Ntilikina aveva impressionato il mondo, portando la Francia al titolo europeo Under 18 da MVP, con tanto di super prestazione in finale contro la Lituania da 31 punti e 7/10 da tre. 198 cm, dotato di incredibile wingspan, in Europa giocava da playmaker sfruttando il suo altruismo (a volte eccessivo).

 

Sbarcato negli USA come specialista difensivo da affinare offensivamente, sembrava potesse essere scelto dai Dallas Mavericks. Mark Cuban ne era convinto, andò personalmente a visionarlo. Ma Frank venne scelto una chiamata prima.

 

 

Dotato di una grandissima etica del lavoro, è stato sempre elogiato da coach David Fizdale. Il suo impatto nella Lega, però, è stato decisamente deludente, con meno di 6 punti e poco più di 3 assist di media. Come per Jackson, nel suo secondo anno molte statistiche sono addirittura calate - e tra queste colpisce il 28% nel tiro da tre punti, dopo il 31% della stagione prima.

 

Come molti europei, pur essendo un gran lavoratore, dicono che "non ha il fuoco dentro e l'ossessione della competizione". I Knicks hanno provato a scambiarlo chiedendo una prima scelta, ma nessuno si è fatto avanti. Nel 2019/20 è a libro paga per quasi 5 milioni di dollari, e per l'anno dopo la team option prevede poco più di 6 milioni. Difficile venga confermato.

 

Sentiremo tanti rumors riguardanti una sua trade. Qualcuno proverà a scommettere su di lui? O si farà largo nei giovanissimi Knicks che sono emersi dalla free agency? Molto probabilmente il francese nei prossimi dieci mesi si gioca il suo futuro in NBA.

 

 

*******  *******

 

 

Questi tre ragazzi hanno delle attenuanti a loro favore. Innanzitutto, sono ancora giovani. Fultz ha pagato gli infortuni e la necessità di Philadelphia di dover provare a vincere subito, Josh Jackson è finito ai Suns, che oltre a sbagliare le scelte, non sanno neanche sviluppare i giocatori (chiedere a Dragan Bender e Marqueese Chriss), e Ntilikina... è finito ai Knicks. Diciamo che poteva andare meglio. A tutti e tre.

 

 

Tuttavia, Orlando ha fatto benissimo a scommettere su Fultz. La franchigia della Florida necessitava di un creatore di gioco, e non essendo la meta favorita dei free agent, investire su un giocatore che praticamente non si è mai visto potrebbe pagare tanti dividendi. Sarà necessario affiancare al ragazzo un ottimo staff medico-sanitario e magari qualche mental coach. Con lui, Aaron Gordon e Jonathan Isaac, lo young core dei Magic potrebbe essere veramente interessante. 

 

Anche i Grizzlies hanno fatto una buona operazione nell'accettare Josh Jackson. Nel Tennessee sono in piena ricostruzione e serviva talento aggiuntivo. Il giocatore ex Kansas, però, è già all'ultima chiamata della sua carriera, prima di finire nell'angolo dei cestisti incompiuti. A Memphis potrà trovare una cultura reduce dal Grit and Grind, in grado di trasmettergli una buona etica del lavoro. Se qualche veterano dovesse limare il suo carattere spigoloso, gli Orsi avrebbero un altro atleta su cui costruire insieme a Ja Morant e Jaren Jackson. 

 

Frank Ntilikina probabilmente troverà ancora meno spazio in questi Knicks - delusi dal mancato arrivo di una superstar, ma comunque più forti e profondi rispetto allo scorso anno. La trade sembra inevitabile. Probabilmente è il giocatore con meno potenziale di questi tre ed è molto difficile, al momento, immaginarlo come starter in un qualsiasi quintetto NBA.

 

Considerando la "moda" (ormai nota) di ammassare superstar, questi giocatori non sembrano in grado di essere affidabili giocatori di completamento per una contender NBA. Devono cercare fortuna in un piccolo mercato. Due di questi tre avranno questa occasione. Il terzo... l'aspetta.

 

 

 

 

 

 

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