Un nuovo torneo NBA al posto dell'All-Star Game?

May 3, 2019

 

©️ Double Clutch

 

 

È il segreto peggio custodito dell'NBA: l'All-Star Game fa abbastanza schifo. Il processo di avvicinamento e le scelte prima dell'evento sono divertenti, alcuni elementi del weekend sono godibili, ma che dire della partita in sé?

 

Anche il Commissioner Adam Silver lo ha ammesso alla Sloan Sports Analytics Conference di quest'anno, dicendo che "l'All-Star Game non ha funzionato... è stato come mettere l'orecchino a un maiale".

 

  

La mancanza di competizione ha condotto a un minor interesse e a una picchiata negli ascolti, con meno di 6.8 milioni di spettatori negli Stati Uniti nel 2019, facendo segnare il dato più basso dal 2010 ad oggi.

 

Ma un momento di pausa a metà della Regular Season ci vuole. Consente ai giocatori, alle squadre e ai media di incontrarsi, e di prepararsi per la seconda parte di stagione e per la corsa ai Playoffs.

 

Il basket è silenziosamente diventato lo sport che più al mondo mantiene vivo l'interesse lungo l'intero anno. Nel Regno Unito, nessuno segue il tennis tranne nelle due settimane e mezzo di inizio luglio in cui svolge il torneo di Wimbledon. Il calcio ha tre mesi di pausa estivi. Il football americano intrattiene per sole 20 settimane lungo i mesi più freddi dell'anno. E il baseball è troppo lungo, fino al punto che nessuno ci fa davvero attenzione a meno che non si tratti delle World Series.

 

I training camp NBA cominciano a settembre e la stagione inizia a ottobre, con un crescendo fino a Natale. Ci sono poi sei settimane di voci e di notizie prima della trade deadline, dopodiché arrivano la pausa dell'All-Star Game, un periodo per i buyout e la deadline per l'acquisizione dei free agent. Le squadre lottano poi per le posizioni, cercando di facilitare la loro strada nei Playoffs. Una volta che la classifica della Regular Season è determinata, iniziano sei fantastiche settimane di Playoffs, prima della serie finale a giugno. E subito dopo c'è il draft NBA, il periodo degli scambi e la free agency. E la Summer League che mette in mostra i migliori giovani talenti e accresce l'entusiasmo prima dell'inizio di una nuova stagione a settembre.

 

Quindi la Lega, i suoi giocatori e gli staff hanno bisogno di una pausa a metà stagione, e l'idea di dar vita a un torneo in quel periodo è venuta fuori alla Sloan Conference, dopo essere già stata menzionata in passato.

 

 

Re-inventare la ruota

 

Ci sono centinaia di tornei sportivi di successo in giro per il mondo, quindi non serve niente di particolarmente originale per creare una competizione interessante. Una delle idee per una NBA Cup (che qualcuno ha già proposto di battezzare Stern Cup, dedicandola all'ex Commissioner David Stern) vedrebbe ciascuna squadra affrontare due volte (una in casa e una in trasferta) ogni altro team della propria Division, in un girone a punti: due punti per la vittoria, zero per la sconfitta. Tuttavia, perdendo di meno di 5 punti si otterrebbe un punto bonus, e lo stesso vale se si vince per più di 10 punti.

 

 

Con questo sistema, ogni singola partita conta, e le squadre lotterebbero fino all'ultimo secondo, anche solo per ottenere il punto bonus. Perdendo una o due partite si rischia ovviamente di non partecipare alla fase successiva, ma squadre e giocatori perderebbero anche premi in denaro, oltre alla possibilità di lottare per un titolo tutto nuovo.

 

Solamente una squadra per Division avanzerebbe al turno successivo, quindi la classifica dovrà fare uso di criteri per lo spareggio. Il primo di essi sarebbe il numero di vittorie in trasferta: più partite vinci sul campo degli avversari, meglio è. E se ci fosse ancora parità, si potrebbe guardare alla differenza punti.

 

Ciascuna squadra giocherebbe 8 partite lungo due settimane. Se una squadra riuscisse a vincerle tutte, tranne una sola sconfitta in trasferta contro un'altra squadra con record identico, si potrebbe assistere a un finale mozzafiato, con la prima in classifica che non è del tutto padrona del proprio destino. Si tratta di un sistema che funziona egregiamente nel Sei Nazioni, il torneo di rugby a cui partecipano Inghilterra, Galles, Irlanda, Scozia, Francia e Italia.

 

Le sei squadre vincitrici di Division avanzerebbero al turno successivo, affrontandosi in un tabellone a partita unica in stile March Madness, con seed basati sui punti ottenuti nel round precedente. Questa fase potrebbe anche svolgersi in un momento diverso rispetto a quella precedente. Ad esempio, i gironi prima di Natale e il secondo round in corrispondenza dell'attuale pausa per l'All-Star Game.

 

Creare un torneo di questo tipo potrebbe avere altri vantaggi collaterali. Per esempio, si potrebbero includere altre squadre dall'estero. Si potrebbe espandere ulteriormente il coinvolgimento dell'NBA in Africa, con le migliori squadre africane che gareggerebbero in un girone simile a quello delle Division prima di Natale, il cui vincitore entra nel tabellone finale. Questo sistema limiterebbe i lunghi viaggi nella fase iniziale, ma il tabellone a gara unica darebbe a chiunque la possibilità di vincere il torneo. Inoltre, riaccenderebbe le rivalità locali e storiche all'interno delle Division.

 

Per dare spazio al torneo, però, bisognerebbe rivedere la struttura a 82 partite della Regular Season. Ma la disparità di merito di certe squadre rispetto ad altre è già oggi oggetto di discussione, considerando che attualmente non si gioca lo stesso numero di partite contro ciascun avversario.

 

Portando la Regular Season a 58 partite per squadra (una in casa e una in trasferta contro ogni avversario), il torneo garantirebbe almeno 66 partite annuali ad ogni franchigia, i cui profitti potrebbero restare entro il modello di condivisione del guadagno. I soldi percepiti da quelle squadre che accedono al secondo turno finirebbero per rappresentare i guadagni extra di questo sistema. I finalisti del tabellone giocherebbero quattro partite in totale e si potrebbe anche nominare una città che ospiti la fase finale del torneo, proprio come per l'All-Star Game e la Summer League.

 

Potrebbero essere necessari alcuni anni per coinvolgere gli atleti in questo progetto, ma non si tratterebbe di un investimento a breve termine. E in più, sapere che una singola sconfitta potrebbe essere decisiva per la vittoria del torneo potrebbe incendiare il fuoco competitivo delle star della Lega: un vero sogno, in termini di marketing.

 

L'NBA è vicina alla perfezione, ma c'è sempre qualche piccolo aggiustamento che si può fare per renderla migliore. E a volte i migliori devono cercare di anticipare i tempi e provare qualcosa di ardito per rimanere sulla cresta dell'onda.

 

L'idea di un NBA Cup porterebbe molti benefici alla Lega, ma soprattutto manterrebbe sempre vivo l'interesse e trasformerebbe davvero l'NBA in un sistema di intrattenimento che dura tutto l'anno.

 

 

 

 

 

©️ Double Clutch


Questo articolo, scritto da Huw Hopkins per Double Clutch e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 12 marzo 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

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