Un primo sguardo alla free agency del 2021

November 23, 2019

 

© Early Bird Rights

 

 

 

Assistere a rinnovi ed estensioni è molto raro nell’NBA. Le nuove modifiche a riguardo, entrate in vigore nel 2017, hanno reso il tutto ancora meno interessante per le franchigie, circondate ora da regole davvero restrittive: al momento dell’eventuale rinnovo, una squadra deve avere spazio salariale sufficiente, il giocatore deve aver firmato il suo ultimo contratto (o estensione) da almeno tre anni, non si deve essere negli ultimi quattro mesi di stagione e si può effettuare solamente su contratti da veterano. Le prime due novità, in particolare, rendono subito inadatti moltissimi giocatori.

 

Da quando la CBA ha approvato queste nuove regole, l’unica estensione che ha rispettato questi parametri è stata quella di Robert Covington, nel novembre del 2017. L’originario dell’Illinois ha trovato un accordo con i Philadelphia 76ers durante i primi anni del “Trust the Process”, con Sam Hinkie ancora parte del front office; tra le tante scelte al secondo giro al draft, Covington si è rivelato decisamente il pezzo migliore, insieme a Jerami Grant.

 

Nel 2017 Philly ha utilizzato gli abbondanti 15 milioni di dollari rimasti per gli stipendi dei giocatori per darli proprio lui, quando avrebbero potuto utilizzarli per ingaggiare altri buoni giocatori. L’ala di Bellwood ci ha guadagnato moltissimo: è passato da un salario di poco più di un milione di dollari (minimo) a prenderne circa 11 per i tre anni successivi. Approdato a Minneapolis poco più di un anno fa, ora il contratto di Covington è uno dei migliori a roster.

 

 

La nuova regola riguardo ai contratti da veterano ha appiattito l’interesse delle franchigie riguardo a questo tipo di estensioni, ma nei prossimi anni potrebbero comunque esserci buone opportunità per sfruttarle. Ciò non vale per la stagione in corso, visto che l’unica squadra con un po’ di soldi rimasti è Atlanta, che dopo aver tagliato Ty Wallace dopo le prime otto partite si ritrova con solamente 3.7 milioni di dollari ancora disponibili. Oltre alle ristrettezze di tipo economico, gli Hawks non dispongono nemmeno di giocatori adatti per attuare quanto descritto finora.

 

Un esempio valido lo troviamo nella Grande Mela. Nel 2018, Mitchell Robinson ha firmato essenzialmente lo stesso contratto di Covington del 2014: aumento di stipendio e altri quattro anni di contratto (con una team option per l’ultimo). Dovesse migliorare esponenzialmente, nel luglio del 2021 i Knicks avrebbero l’occasione di estendere nuovamente il contratto. Le nuove regole agevolerebbero il tutto rispetto a una classica estensione da restricted free agent, che oltretutto garantirebbe anche meno soldi a Robinson.

 

Le nuovi estensioni, dunque, presentano molti meno limiti, particolarmente per quanto riguarda i rifiuti. Se nel 2021 New York avesse spazio salariale a disposizione, potrebbe rifirmare Robinson a cifre migliori rispetto a quelle che altre squadre gli offrirebbero, per poi pagarlo fino al 40% in meno la stagione successiva; i Sixers, con Covington, hanno fatto più o meno così (nel 2019 il suo contratto è passato dai 16.698.103 $ dell’anno precedente a 10.464.092$, vale a dire circa il 37% in meno).

 

Come per ogni estate, New York ha grandi piani per quella del 2021. Il mercato dei free agent di quell’anno sta straripando di grandissimi nomi, che come sempre daranno ai Knicks amare delusioni. Il passato parla molto chiaramente, ma chissà, forse il 2021 sarà davvero il loro anno...

 

Il fatto è che, prima di discutere di un eventuale prolungamento di Robinson, dovrebbero avere le idee chiare riguardo a potenziali firme di uno o addirittura due grandi nomi a inizio free agency, poiché hanno tempo solo fino a fine giugno per decidere se esercitare o meno la team option per Robinson. Se la declineranno, il centro della Florida diventerà restricted free agent e i Knicks potranno rifirmarlo grazie ai Bird rights, tenendo anche un po’ di spazio per altre entrate. Se invece accetteranno, allora il centro diventerebbe unrestricted free agent nel 2022; un’estensione del nuovo tipo richiederebbe una trattenuta di denaro per pagare a Robinson anche una somma forfettaria.

 

E’ chiaro, comunque, che "Mitch" dovrebbe innanzitutto giocare in maniera convincente, cosa non facile in una Lega dove il valore dei centri sta diminuendo anno dopo anno. Il 21enne è versatile in difesa, ma offensivamente ha dimostrato ancora poco fuori dal pitturato. E’ senza dubbio molto efficiente al ferro, ma niente di più; inoltre, anche la qualità dei passaggi è scarsa, e le difficoltà toccano anche la creazione di tiri, visto che, esclusi gli attacchi al ferro, le sue conclusioni dipendono quasi totalmente da come si comportano i compagni.

 

 

Anche se deve sicuramente migliorare ancora tanto, Robinson comunque può senza dubbio rappresentare una carta importante per i Knicks del futuro. Se diminuisse il suo numero di falli e migliorasse nelle letture, diventerebbe davvero uno dei migliori lunghi dell'NBA.

 

Non dovesse rientrare nei parametri della veteran extension, che parte da un minimo del 120% dell’average player salary, New York potrebbe attuare una renegotiation and extension dal valore di 12 milioni di dollari a stagione. Considerando le grandi speranze dei Knicks riguardo alla free agency del 2021, l’effettuarsi di un’opzione del genere risulterebbe improbabile; ma se dovessero imbastire uno scambio prima di quell’estate, allora sarebbe un’opportunità ottima (per la sua eventuale nuova squadra, per blindare Robinson a lungo).

 

Ci sono molti rookie della classe del draft appena sfornata che potrebbero interessarsi a questo tipo di contratto: Carsen Edwards, Daniel Gafford, Isaiah Roby, Alen Smailagic, Terance Mann, Jaylen Nowell, Naz Reid e Jalen Lecque hanno firmato contratti da quattro anni e nel 2022 potranno esercitare la renegotiation and extension. Tra tutti, Edwards oggi sembra il prospetto più interessante, ma è davvero troppo presto per chiedersi chi, tra questi, meriterà un rinnovo del genere, visto che mancano tre anni da quando se ne potrà parlare.

 

Un altro caso interessante lo troviamo a Philadelphia: Shane Milton.

 

Prima di firmare un contratto di quattro anni con i Sixers quest’estate, l’anno scorso ha giocato con un two-way contract, e per questo la team option su di lui non potrebbe essere utilizzata. Con Covington i tre volte campioni NBA hanno imbastito un trasferimento a Houston per poi farlo firmare nuovamente con loro per quattro anni. Se trattenessero Milton una volta restricted free agent nel 2022, allora potrebbero esercitare la renegotiation and extension. Il problema è che dovrebbero cambiare molte cose affinché questo diventi possibile: con Harris, Horford, Embiid e Simmons ancora sotto contratto, non avrebbero di certo abbastanza spazio salariale.

 

A Milton toccherebbe dunque la stessa sorte di Covington, stanziato un anno a Houston; ed è qui che torniamo, analizzando il caso di James Harden. Nel 2016 il Barba ha prolungato il suo contratto, mentre l’estate successiva ha firmato un’ulteriore estensione di 4 anni a 171 milioni di dollari (Designed Veteran Player). In questo caso il cap spike ha creato particolari circostanze per i Rockets, che rivedremo difficilmente in futuro.

 

Torniamo ora a Minneapolis: proprio Covington, di cui abbiamo già parlato molto, potrebbe effettuare un’altra renegotiation and extension nel 2021. Quasi certamente la prossima estate i Wolves non avranno abbastanza spazio per un eventuale rinnovo, ma tra due anni potrebbero impegnare parte dei 22.3 milioni disponibili per aumentare esponenzialmente il suo stipendio, per poi (ormai l’avete capito) abbassarlo a cifre più comode.

 

L’ultimo caso che prendiamo in analisi, poi, è quello di Justise Winslow. Una volta che gli Heat supereranno definitivamente le difficoltà salariali (nate con le messo del 2017), avranno una grande quantità di dollari da spendere nel 2021. Avendo firmato nell’ottobre del 2018, Winslow tra due anni sarebbe adatto a ri-firmare una renegotiation and extension. Oggi, nel suo contratto è presente una team option per la stagione 2021/22 del valore di 13 milioni di dollari.

 

 

Per ora, però, il suo gioco sta portando varie indecisioni riguardo al suo valore: offensivamente non è granché, e anche con la palla in mano non ha abbastanza qualità per poter essere il perno offensivo della squadra. Il suo biglietto da visita è sicuramente l’aspetto difensivo, che potrebbe giocare un ruolo decisivo nei tanto ambiziosi piani degli Heat, convincendo Pat Riley a tenerlo.

 

Se nei prossimi due anni il suo gioco rimanesse questo, Miami potrebbe interessarsi a prolungare il suo contratto in maniera simile a quella di Covington. Questa mossa non costerebbe molto in termini di spazio, visto che Winslow nel 2021/22 guadagnerebbe già 13 milioni; potrebbero dunque aumentare questo stipendio di 4 o 5 milioni, per poi abbassarglielo in vista degli anni successivi. Farlo diventare un restricted free agent per poi ri-firmarlo risulterebbe svantaggioso, in quanto costerebbe 6.5 milioni di dollari in più (si arriverebbe a 19.5 milioni di dollari).

 

L’obiettivo degli Heat sarebbe quindi prolungargli il contratto per quattro anni, dandogli 15 milioni di dollari di media a stagone. Per farlo, potrebbero utilizzare la veteran extension, che entrerebbe in gioco nella stagione 2022/23, oppure dargli 21.4 milioni nel 2021 per poi scendere a 12.85 per i tre anni successivi. Ciò risulterebbe vantaggioso anche per il giocatore stesso, che verrebbe infatti pagato più del previsto. Dipenderà tutto da lui: se non sboccerà, potrà comunque essere una buona pedina di scambio.

 

Questo tipo di estensioni rimarrà comunque raro da vedere nei prossimi anni. Ci sono infatti solo una manciata di giocatori adatti, e anche in questi casi le certezze sono poche. Le nuove regole hanno reso la renegotiation and extension davvero utile solo in pochissime circostanze, lasciando aperte alle franchigie, nella maggior parte dei casi, possibilità molto più agevoli.

 

Per i giocatori, poi, firmare rinnovi "classici" o esplorare la free agency risulta spesso un’opzione più sensata, visto che si evita di perdere il controllo sul futuro della propria carriera, con maggiori rischi di essere scambiati (chissà dove). In preparazione ad una free agency scoppiettante come quella a cui ci troveremo davanti nel 2021, però, tenerle in considerazione potrebbe non essere una brutta idea.

 

 

 

 

 

 

 

 

© Early Bird Rights

 

Questo articolo, scritto da Jeff Siegel per Early Bird Rights e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 16 novembre 2019.

 

 

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