Una breve storia sui freshmen non efficaci al tiro

March 5, 2019

 

© The Stepien

 

 

In generale, i giocatori non in grado di segnare dal mid-range in movimento non sono poi grandissimi attaccanti. Quantomeno non giocatori su cui si conta quando devono costruirsi il tiro da soli.

 

Un esempio recente può essere rappresentato da Justice Winslow, che per qualche ragione era ritenuto il prossimo Kawhi Leonard, nonostante non sapesse segnare dal mid-range in movimento. Un altro può essere Metta World Peace, che era ufficialmente la point guard di St. Johns al college ed è divenuto per lo più uno specialista della metà campo difensiva in NBA, se si fa eccezione forse per un paio di stagioni. 

 

Grazie a Hoop-Math o Synergy, abbiamo da poco i numeri statistici del recente passato. Ma se vogliamo andare più in là possiamo solo fare supposizioni sui numeri precisi di un giocatore. In questo caso faremo affidamento alle percentuali da due. Poiché, ovviamente, questa statistica tiene conto sia dei tiri al ferro che quelli dalla media, la percentuale sarà pesantemente influenzata dalla riuscita di quest’ultimi. 

 

Quindi, se un giocatore non ha buone percentuali da due, la colpa sarà presumibilmente del tiro dalla media e meno probabilmente delle conclusioni al ferro, o di entrambe le situazioni. Chris Paul con il suo 44% al ferro nel suo anno da freshman rappresenta meno dell’ideale; stesso esempio si potrebbe fare di Paul Pierce e Stanley Johnson. Meno dell’ideale per quanto riguarda i jumper dalla media sarebbero numeri simili a quelli di Josh Howard, Metta World Peace e Justice Winslow, sempre nell’anno da freshman. 

 

Solitamente una regola generale è che se la percentuale da due è inferiore al 50%, ne vale la pena scoprire le motivazioni. Specialmente se allo stesso tempo il giocatore non ha ottime percentuali da tre e ai tiri liberi. 

 

Qui di seguito una lista di giocatori la cui vita è stata quantomeno sfiorata dalla NBA e che da freshman hanno tirato con meno del 50% da due, meno del 35 % da tre e meno del 65% dai liberi:

 

Paul Pierce, Kyle Lowry, Michael Redd, Metta World Peace, Josh Howard, Elfrid Payton, Terrence Jones, Marcus Fizer, Chris Singleton, JaKarr Sampson, Sir Dominic Porter, Shaq Harrison, Jaron Rush, Jeff Trepagnier, PJ Dozier, Fuquan Edwin, Tony Wroten, Terrence Williams, Brandin Knight, Isaiah Briscoe, Trevon Duval e Chrsi Chiozza. Pure Jeryl Sasser - che sapeva veramente giocare ed era dotato di atletismo ma non aveva buone statistiche nel jumper dalla media -in lunetta se la cavava abbastanza bene. 

 

Quindi, come si può notare, è presente un futuro hall of famer come Paul Pierce. Gli è stato dato tempo al college per migliorare, ma sarebbe stato buono anche se ne fosse uscito al primo anno. È compreso anche un più volte All-Star come Kyle Lowry, che è salito dopo il suo primo anno e ci ha messo circa sei anni a raggiungere un alto livello. Il che, ovviamente non ha aiutato la squadra che lo ha draftato. 

 

Sia a Josh Howard che a Michael Redd è stato concesso tempo al college per migliorare. Nella lista sono presenti altri 18 giocatori, che vanno dall’essere mediocri in attacco al chiaramente non poter essere del tutto fattori offensivi in NBA. 

 

Guardando giocare Paul Pierce come una delle chiavi di volta di quegli ottimi Kansas, probabilmente nessuno avrebbe dubitato delle sue potenzialità; ma se uno avesse guardato alle statistiche, qualche dubbio sarebbe potuto sorgere.  

 

Talen Horton-Tucker, che ha recentemente scalato le classifiche dei mock draft, non solo tira con il 49.5% da due, il 30.8% da tre e il 62.2% dalla linea della carità, ma abbina a questi numeri pure un pessimo 20% nei jumper dalla media. Non male. Malissimo. È peggio di 7 punti percentuali rispetto ai numeri di Justice Winslow nel suo anno da freshman. La buona notizia per Horton-Tucker è che compensa con i numeri al ferro, dove conclude con il 77%, spesso e volentieri non assistito.  

 

 

La cattiva notizia è che la mancanza di tatto col pallone, quello che contrariamente si poteva notare sin da subito in Paul Pierce, non può farci passare inosservato il suo jump shot dalla media. 

 

Anche nel caso in cui dovesse migliorare come tiratore e come giocatore in generale, ci vorrà così tanto, che si troverà già almeno al suo secondo contratto tra i pro. O forse in Europa. 

 

L’extra cattiva notizia è che generalmente i ragazzi riescono lentamente a sviluppare un gioco completo se escono troppo grezzi dal college. Ancora di più se si parla di qualità “on the ball”. Può trattarsi di un processo lungo sei, sette, otto anni una volta entrati nella Lega. 

 

Qui si tratta di un ragazzo che tira con il 45 % da due in partite di Conference e che ha avuto una serie di partite contro squadre di qualità, contro cui ha tirato con questi numeri: 

 

 

Tredici partite, la maggior parte di queste contro buone squadre in cui ha tirato 23/73 da due. 31.5% in un lasso di tempo di 13 partite. Anche ai liberi sta facendo parecchio male, e penso che nelle ultime dieci non vada sopra al 40%. È inutile che vi ricordi che per la maggior parte quelli che poi sono diventati grandi attaccanti, non annoverano una striscia del genere di 13,14 o 15 partite nelle quali hanno tirato sotto al 32% nell’anno prima di lasciare il college. 

 

Un’eccezione alla regola è rappresentata da Kyle Lowry circa una quindicina di anni fa. Più recentemente è stato il caso di Tobias Harris. In questi due casi, comunque, non si è spesa una scelta tra la quinta e la decima - che comunque arriva a pesare sul salary cap. La quinta scelta assoluta guadagna qualcosa come 5 o 6 milioni all’anno nei primi anni e salire fino a 9 al quarto. Non noccioline insomma. Un rischio alto per una squadra quando il giocatore sembra potenzialmente ancora qualche anno indietro dal poter essere d’impatto. Le premature scelte di Evan Turner e Derrick Williams ne sono un esempio. 

 

Quindi, se consideriamo un giocatore come Talen Horton-Tucker da top five, stiamo veramente prendendo in considerazione quale possa essere il suo contributo alla squadra che lo sceglie? Stiamo considerando che la NBA ora come ora lo considera un giocatore da tardo primo giro o addirittura secondo, con annesso minore impatto sul salary cap? O stiamo giusto dicendo che, a un certo punto in futuro, fra forse 6, 7, 8 anni sboccerà definitivamente come arma offensiva? La questione, più che altro, è: chi potrà beneficiare di questo giocatore?

 

C’è una bella differenza tra giudicarlo un talento da top seven, ossia un giocatore degno di una delle prime sette scelte, e giudicarlo come un potenziale talento da top seven. Quest’ultima considerazione tiene conto delle qualità di Horton-Tucker, un giovane dotato di atletismo, lunghezza, forza, fluidità, abilità, coordinazione e di una buona dose di know-how. 

 

Ora come ora, non spenderei mai una delle prime cinque scelte per questo ragazzo, anche vista la natura del contratto che una top five pick richiede, tenendo presente quanto ancora distanti siamo dal vedere il ragazzo raggiungere il suo potenziale. Paul Pierce ha tirato per la prima volta in carriera con una percentuale reale del 58% accompagnata da una percentuale di assist del 20% a 27 anni.

 

Non vi aspettate di meglio da Horton-Tucker. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© The Stepien

 

Questo articolo,scritto da Ben Rubin per The Stepien e tradotto in italiano da Luca Losa per Around the Game, è stato pubblicato in data 28 febbraio 2019.

 

 

 

 

 

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