Rivoluzione culturale: l'obbiettivo dei Knicks nel 2019

January 6, 2019

Dopo anni di cattiva gestione, i Knicks sono all'alba di una nuova era, con un cambio di mentalità destinato a durare.

 

 

© The Knicks Wall

 

 

Costruire un’identità: questo era il mantra per la stagione 2018-19.

 

Prima che i Knicks possano sognare di attirare pesci grandi, devono prima prosciugare la palude. David Fizdale - più esperto dopo il suo primo tentativo di fondare una cultura cestistica a Memphis - era pronto a creare le basi per un titolo. Scott Perry lavorava duro per demolire quelle precedenti.

 

Col tempo la gente vedrà dei New York Knicks diversi”, ha detto Fizdale a The Undefeated a luglio.

 

I Knicks prima di quest’anno erano associati ad aggettivi poco piacevoli. Se aveste dovuto descrivere un giocatore di New York degli ultimi dieci anni, avreste utilizzato parole come “bollito” o “strapagato”.

 

Questa è l’immagine che la squadra ha disperatamente cercato di cancellare con una ripulita totale dall’Era Zen di Phil Jackson. La fine della saga di Joakim Noah ha dato il via ad una nuova era. Noah ha rappresentato tutto ciò che ha afflitto NY per buona parte di due decenni. Rappresentava proprio l’esempio di quel prototipo di giocatore dei Knicks di cui si parlava prima: a fine carriera... e con un salario a dir poco esagerato.

 

Noah non solo aggiungeva poco valore in campo, ma di recente abbiamo scoperto che fuori era anche peggio. Ha avuto lo stesso problema che aveva JR Smith quand’era anche lui un Knick - la città era troppo viva per Noah, e il suo fare festa era diventato così preoccupante che ai giovani veniva detto di non uscire con lui. L’incubo-Joakim è stato un effetto collaterale del tentativo di risolvere il problema sconfitte con un libretto di assegni in bianco. Dopo anni di fallimenti, il processo evolutivo si è spostato verso qualcosa di più stabile: Steve Mills ha dato incarico a Perry e Fizdale di costruire una nuova identità-Knicks. I veterani cotti e strapagati sono ormai una cosa del passato. Al loro posto è subentrato un gruppo di giovani topi da palestra. E i veterani che sono rimasti seguono la stessa etica di lavoro. 

 

Adesso quei giovani possono dormire bene la notte, sapendo che il futuro è il duro lavoro. Kevin Knox e Mitchell Robinson sono diventati compagni di palestra. Tim Hardaway Jr è un abitudinario alla palestra di Chris Brickley, come anche Allonzo Trier e Frank Ntilikina. Tutti questi ragazzi fanno parte del processo evolutivo dei Knicks e stanno crescendo assieme. La squadra ha fatto il suo meglio per creare un miglior ambiente di lavoro, sotto la guida Fizdale, che ha posto l’accento sull’educare i suoi giocatori a riposare bene. Per facilitare questo approccio, il tecnico ha spostato gli allenamenti indietro con gli orari, così che i giocatori possano dormire più regolarmente. Ha inserito nel team alcuni esperti che mostrassero ai giocatori tutti i benefici di prendersi cura di sé e del proprio corpo.

 

Fa davvero la differenza”, ha detto David Fizdale a Mike Vorkunov di The Athletic. “Facciamo tanta educazione riguardo all’importanza del sonno ai nostri giocatori, perché il sonno è fondamentale per la forma fisica - cura il cervello, il corpo e la crescita dei muscoli. E questo riposo influisce sui tempi di reazione, sulla capacità di fare le scelte giuste, e tanto altro. Lo facciamo davvero comprendere ai ragazzi. Cerchiamo di spiegargli quali cose aiutano e quali disturbano il sonno”.

 

Un ambiente migliore ottimizza la produttività. Le sconfitte si sono ammassate una dietro l'altra questa stagione, ma c’è un’enorme differenza con la squadra del 2014/15. Quella stagione da 17 vittorie è stata assolutamente inutile: il roster era pieno di veterani ben oltre i loro anni d’oro e con maxi contratti.

 

Hardaway Jr era l’unico giovane della squadra, ma era destinato al fallimento senza un’organizzazione o un chiaro ruolo. Questa squadra ha tutt’altro atteggiamento e la chimica del collettivo non era così forte sin dall’anno di gloria 2013.

 

Le opportunità e la "redenzione" sono state il leitmotiv. Noah Vonleh ed Emmanuel Mudiay sembrano aver trovato finalmente casa. Knox, Robinson e Frank sono visibilmente migliorati col progredire della stagione.

 

Ci sono stati momenti in cui lo spogliatoio è stato messo alla prova. Di recente, infatti, abbiamo assistito ad una sconfitta imbarazzante sul campo degli Utah Jazz, insieme ad una "scenata" di Enes Kanter. La squadra ha però risposto con una bella performance a Denver contro i Nuggets, primi ad Ovest. Con Ntilikina panchinato, poi, la metà dei suoi fan è diventata isterica. In spogliatoio - da quel che sappiamo - è invece rimasto intatto il supporto per Frank.

 

C’è stato anche il ritorno di Fizdale a Memphis. La squadra ha fatto di tutto per regalare la vittoria al suo allenatore, tentando anche di regalare a Mudiay una stessa rivincita - invano, stavolta, ma lo spirito di squadra era quello giusto. Ed è per questo che non ha senso a questo punto stravolgere la chimica di squadra alla ricerca di spazio salariale per il 2019.

 

Hardaway in particolare è diventato un ostacolo al sogno irraggiungibile di due grandi spot liberi nella free agency. Rimane una valvola di sicurezza per gli altri giovani in campo - considerate quello che Carmelo Anthony faceva per Kristaps Porzingis un po’ come quello che Hardaway sta facendo con Knox - ed è stato anche un leader positivo fuori dal campo. Al contrario, la necessità di liberare il roster da un possibile problema come Enes Kanter è più sentita. Il turco è, a detta di tutti, un bravo ragazzo. Ma in campo è quel che è, soprattutto in difesa, e la sua utilità per la squadra è quasi terminata.

 

Il 2019 rimane un anno di grande importanza per i Knicks, anche se Mills che tira i freni sulla free agency. L’impressione che si dà in giro fa tanto, ed i Knicks, ora come ora, non sono mai sembrati meglio di così negli ultimi anni. Kristaps Porzingis tornerà prima o poi quest’anno, rendendo questo nucleo ancora più interessante e promettente. Ci sarà a quel punto qualche ricambio nei mesi a venire, in particolare Kanter e/o Courtney Lee.

 

La cosa più importante per Fizdale e compagnia è indubbiamente continuare a migliorare. Attraverso le sconfitte. Così che qualsiasi aggiunta arriverà quest’estate si inserirà in un’organizzazione in crescita.

 

Roma non è stata costruita in un giorno, e neanche questa rivoluzione avverrà in poco tempo: ci sono ancora tanti ostacoli che attendono i Knicks. Ma se c’è una cosa in cui trovare conforto, è questa: i Knicks finalmente si stanno costruendo un’identità con lo stampino giusto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo articolo, scritto da Mike Cortez per The Knicks Wall e tradotto in italiano da Emilio Trombini per Around the Game, è stato pubblicato in data 2 gennaio 2019.

 

 

 

 

 

 

 

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